9 miliardi di posti a tavola | Prefazione di Lester Brown

EDA_132*185_capitolo_2livelliAbbiamo iniziato a scrivere questo libro nella primavera del 2012, durante la stagione di semina del mais. Negli Stati Uniti le piantagioni si estendono per quasi 40 milioni di ettari, il massimo raggiunto in 75 anni. Una calda primavera anticipata aveva portato a una partenza eccezionale nei campi, gli analisti prevedevano il più grande raccolto di tutti i tempi. Gli Usa sono i principali produttori ed esportatori di mais al mondo: a livello nazionale, il granoturco da solo rappresenta i quattro quinti dell’intero raccolto di cereali e a livello internazionale supera il raccolto complessivo cinese di riso e frumento. Ma mentre il frumento e il riso sono i principali cereali per l’alimentazione umana, il mais è quello più usato per la preparazione di mangimi animali.

I campi di mais negli Stati Uniti sono molto produttivi, ma anche molto vulnerabili. Il mais è una coltivazione a rapido sviluppo che ha molto bisogno di acqua ed è sensibile sia al caldo estremo sia alla siccità : a temperature elevate il mais, che in condizioni normali ha un alto rendimento, va in shock termico.

Come dalla primavera si è entrati nell’estate, all’interno della cintura del mais (corn belt) il termometro ha cominciato a salire. La temperatura rilevata tra fine giugno e inizio luglio a Saint Louis, nello stato del Missouri, nella parte meridionale della cintura del mais, è balzata oltre i 37 °C (100 °F) per dieci giorni di fila. L’intera cintura del mais è finita sotto una cappa di caldo soffocante. E l’estate era appena all’inizio.

Le temperature erano in crescita e non accennava a piovere. Il caldo record, o comunque vicino ai massimi mai registrati, combinato con le scarse precipitazioni, stava disidratando il terreno. La mappa settimanale della siccità pubblicata dall’Università del Nebraska mostrava le aree colpite che si andavano allargando sempre di più, sino a che, all’inizio di luglio, erano arrivate a comprendere virtualmente l’intera cintura del mais. I valori dell’umidità del suolo avevano raggiunto i livelli più bassi mai registrati.

Mentre la temperatura, le precipitazioni e la siccità servono da indicatori di massima e indiretti sull’andamento dello sviluppo del raccolto, ogni settimana il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti diffonde un rapporto sul reale stato delle coltivazioni del mais. Quest’anno i primi dati erano stati promettenti. Il 4 giugno, il 72% delle coltivazioni di mais statunitensi erano classificate come buone o eccellenti, un’ottima partenza. Ma l’11 giugno la percentuale era passata al 66%, e da allora è scesa ogni settimana: il 9 luglio era calata al 40% e il restante 60% del raccolto era valutato tra il pessimo o il sufficiente. Tutto questo mentre le colture sui campi continuavano a deteriorarsi.

Anche nel corso dei pochi mesi durante i quali abbiamo lavorato su questo libro, abbiamo constatato come la sicurezza alimentare possa essere minacciata dagli eventi atmosferici più estremi che sono connessi ai cambiamenti climatici. Tra l’inizio di giugno e la metà di luglio, i prezzi del mais sono cresciuti di un terzo. Sebbene il mondo intero sperasse in un buon raccolto negli Stati Uniti, in grado di reintegrare le riserve cerealicole pericolosamente scarse, questo non sembra possibile.

Alla fine di questa stagione di raccolta le riserve strategiche mondiali di cereali si ridurranno, rendendo la situazione alimentare sempre più precaria. I prezzi del cibo, già elevati, saliranno ancora, probabilmente verso nuovi record.

Non è solo l’attuale situazione alimentare che si va deteriorando, ma anche lo stesso sistema globale del cibo. Ne abbiamo visto i segni premonitori nel 2008, quando i prezzi mondiali dei cereali hanno subito un brusco raddoppio.Con l’aumentare delle quotazioni, i paesi esportatori hanno cominciato a limitare le esportazioni per tenere bassi i prezzi nei propri paesi. Di conseguenza i governi delle nazioni importatrici sono andati nel panico, e alcuni di loro hanno reagito cominciando a comprare, o a prendere in affitto, terreni in altre nazioni sui quali produrre cibo per il proprio consumo interno. Questo fenomeno ha dato il via a una nuova geopolitica della scarsità alimentare. A mano a mano che gli approvvigionamenti di cibo si riducono, andiamo verso una nuova era alimentare in cui ciascun paese farà per sé. Dal punto di vista alimentare il mondo si trova davvero nei guai. Ma non sembra che i leader politici abbiano colto la portata di quello che sta accadendo. I progressi degli ultimi decenni nella riduzione della fame sono stati annullati. Nutrire la parte affamata del mondo dipende dalle nuove politiche demografiche, idriche ed energetiche che sapremo adottare. Fino a che non ci muoveremo verso nuove strategie politiche, l’obiettivo della eradicazione della fame rimarrà un miraggio.

Lo scopo di questo libro consiste nell’aiutare gli esseri umani a prendere coscienza che il tempo scarseggia. Il mondo potrebbe essere molto più vicino di quanto comunemente si creda a un’ingestibile carestia alimentare, con conseguenti prezzi in ascesa, rivolte per il pane e instabilità politica. Con il presente volume il gruppo di ricerca dell’Earth Policy Institute vuole far prendere coscienza della portata della sfida che abbiamo di fronte e spingere all’azione.

Lester R. Brown luglio 2012

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