Post Carbon Cities

Ad Angelo Vassallo, pescatore cilentano e Sindaco di Pollica-Acciaroli, uomo innovatore e coraggioso

La presentazione pubblica di “Post Carbon Cities” si doveva tenere con Angelo Vassallo l’11 settembre 2010 ad Acciaroli nel corso dell’evento ‘U Viecchiu. Oggi Angelo non c’è più, ma le sue idee continueranno a vivere e a camminare con noi. A lui ed a tutti gli amministratori locali che operano per dare un futuro migliore alla propria comunità, dedichiamo questo testo.

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POST CARBON CITIES
COME AFFRONTARE L’INCERTEZZA CLIMATICA ED ENERGETICA
di Daniel Lerch del Post Carbon Institute
Una guida al picco del petrolio e al riscaldamento globale
per gli amministratori locali

 

Traduzione italiana a cura di
Alina d’Amelia – Stefania Bottacin – Chiara Righele
Deborah Rim Moiso – Dario Tamburrano

 

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L’edizione 2010 digitale in pdf è sotto licenza Creative Commons 3.0. Potete condividerlo e distribuirlo liberamente e a scopi non commerciali attribuendone la paternità all’autore e ai collaboratori dell’edizione italiana nelle forme e nei modi descritti in maniera dettagliata al suo interno.


 PREFAZIONE ALL’EDIZIONE ITALIANA

Verso la fine del primo decennio di questo secolo, la popolazione urbanizzata ha superato in numero quella rurale1 e, recentemente, la capacità  produttiva mondiale di greggio convenzionale ha cominciato a mostrare segni di forte instabilità  superando, forse per sempre, il suo picco storico di massima offerta2. I disastri ambientali ed economici che hanno letteralmente flagellato il 2010, gli incendi e le alluvioni con numerose decine di milioni di sfollati in Cina, Russia, Pakistan3 e Nord Europa, il versamento di milioni di barili di petrolio nel Golfo del Messico4, l’estrema volatilità  del prezzo del barile degli ultimi anni5, sono gli esempi più recenti ed eclatanti di cosa si voglia intendere per incertezza climatica ed energetica. Eventi atmosferici sempre più estremi e frequenti sono la realtà  del presente mentre, una produzione

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petrolifera in difficoltà  è costretta a perforazioni in zone sempre più profonde6, facendo uso di tecnologie sempre più sofisticate, soggette a costi crescenti, non sempre calcolabili, e a incidenti tecnici e situazioni geopolitiche imprevedibili.7

I sistemi naturali rispondono a leggi proprie, incompatibili con il ritmo imposto dal libero mercato e con la contabilità  fantasiosa dei modelli produttivi ed economici contemporanei che sono fonte di squilibri a tutti i livelli e di un debito, sia monetario che ambientale, crescente ed insostenibile, che sta ipotecando il nostro stesso futuro.9Appare evidente come tutte le attività  umane, e quindi anche la vivibilità  degli ambienti urbani, dipendano strettamente dalla salute e stabilità  degli ecosistemi: il loro sovra sfruttamento, che un’illusoria crescita illimitata ed esponenziale della produzione e dei consumi8 impone ad una velocità  che ne oltrepassa le intrinseche capacità  di rigenerazione, non è in grado di garantire all’umanità  una prosperità  di lungo periodo e l’equa gestione e ripartizione di risorse planetarie limitate.

La buona notizia, in questo quadro preoccupante, è che, in diverse parti del mondo, grazie ad un più facile accesso a testi e documenti, spesso in lingua inglese10, molte comunità  e numerosi amministratori locali si stanno preparando ad affrontare con metodo, quella che sarà  la necessaria ed improcrastinabile rivoluzione dei prossimi anni: il passaggio ad una civiltà  cosiddetta Post Carbon, consistente nel progressivo affrancamento dalle fonti fossili in esaurimento e la volontaria riduzione di quelle attività  antropiche incompatibili con la stabilità  climatica e la salute degli ecosistemi.

Assume in questo contesto particolare valore, il recupero delle antiche sapienze di un passato, nemmeno troppo remoto, quando la cultura della scarsità , del riciclo, dell’efficienza e dell’uso intelligente delle risorse locali, pervadeva tutta la cultura contadina: coniugare conoscenze e saggezze accantonate (il vecchio con il nuovo), con i più recenti avanzamenti nel campo delle energie rinnovabili, dell’information tecnology, della mobilità  e dell’edilizia sostenibile; declinare, in maniera creativa ed in forme diversificate e flessibili, soluzioni adattate alle singole realtà  locali, sono entrambi operazioni in grado di incrementare la scarsa resilienza11 dei sistemi di approvvigionamento e produzione attuali.

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Abbiamo quindi tutte le conoscenze e le tecnologie utili ad affrontare questo irrimandabile cambiamento, ma, data la dimostrata complessità  ed interattività  dei sistemi naturali, né una visione antropocentrica positivista e riduttiva, né la semplicità  e linearità  di un pensiero car- tesiano ancora dominante, sono in grado di comprendere e gestire la transizione che ci attende.

è pertanto opportuno prendere familiarità  anche con tecniche operative e strumenti concettuali olistici, ancora poco conosciuti, come il Pensiero sistemico12, il Management adattivo, leTeorie del Caos13, l’Impronta ecologica14, la Permacultura15, le Tecniche del consenso16. All’interno di questo testo troverete delle brevi trattazioni che vi introdurranno sul significato di alcuni di questi termini.

Potenzialmente mistificatoria, è invece, qualsiasi superficiale rivisitazione del businnes as usual in chiave verde17: le maggiori difficoltà  consistono proprio nel riconoscere ed abbattere quel muro di dogmi culturali, interessi economici e resistenze psicologiche operanti per il mantenimento dello status quo.

In Italia, il deficit informativo su questi temi, omessi o trattati nei media mainstream in maniera spesso superficiale, la debolezza e scarsa lungimiranza di molte delle soluzioni proposte e l’etichetta di catastrofismo ed ambientalismo radicale che spesso viene posta a chi se ne occupa con scrupolo, delinea un quadro di grave ritardo ed inadeguatezza di fronte a problematiche tanto fondamentali per la qualità  della vita e dell’economia di tutti noi.18

Eppure, anche nel nostro Paese, non mancano i segnali di rischiosi cambiamenti climatici, che, complice il dissesto idrogeologico19, la desertificazione di alcune zone e la dissennata cementificazione di ampie aree di territorio20, hanno come conseguenza frane di dimensioni inusuali, alluvioni ripetute, incendi estesi, insopportabili isole di calore urbane e calo della produttività  agricola. La dipendenza energetica dell’Italia è peraltro un tema cruciale, poiché, non solo incide in maniera sempre più grave sulla perdita del potere di acquisto delle famiglie, ma anche sulla competitività  di un sistema industriale di trasformazione. La soluzione nucleare riproposta ultimamente, semmai verrà  percorsa, al di là  delle questioni di sicurezza e di carattere sanitario, non ci metterà comunque al riparo dall’incertezza energetica, accentuando la dipendenza da una fonte comunque non rinnovabile, anche essa in esaurimento e dai costi in ascesa.

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Ci auguriamo che questa guida, tradotta in italiano, con il suo contributo didattico e gli esempi descritti, sia fonte di maggiore consapevolezza e stimoli quegli amministratori locali che, avendo a cuore il destino della propria comunità , desiderino approfondire ed affrontare le problematiche proposte per assicurare un futuro meno incerto ai propri cittadini. A tale scopo abbiamo inserito, sia in questa breve introduzione, che nella parte finale del testo (da pagina 102 in poi), alcune integrazioni all’edizione italiana con riferimenti a risorse, testi, siti web, persone ed associazioni che stanno lavorando nel nostro paese in questa direzione.

San Giovanni a Piro (SA) – 27 agosto 2010

Dario Tamburrano – Transition Italia (nodo italiano del Transition Network)

  1. U.N. Population Division, World Urbanization Prospects: “The 2007 Revision” (New York: febbraio 2008).
  2. World Crude Oil Production: dati 1960-2009 tratti dalla US Energy Information Administration(http://www.eia.doe.gov/aer/txt/ptb1105.html). Per aggiornamenti mensili vedasi anche: http://www.theoildrum.com/tag/oilwatch . Il picco di produzione della produzione mondiale di greggio è avvenuto a luglio 2008 con 74,74 milioni di barili al giorno.
  3. 20 milioni di sfollati in Pakistan (http://www.repubblica.it/esteri/2010/08/15/news/pakistan-6298002/).
  4. Il 2 agosto 2010 sono state rilasciate alcune stime ufficiali aggiornate che parlano di quasi 5 milioni di barili di petrolio sversati nel mare del Golfo del Messico (http://www.deepwaterhorizonresponse.com/go/doc/2931/840475/).
  5. World Crude Oil Prices: dati 1978-2010 tratti dalla US Energy Information Administration(http://www.eia.gov/dnav/pet/hist/LeafHandler.ashx?n=PET&s=WTOTWORLD&f=W). Il grafico dimostra non solo il progressivo incremento dei prezzi, ma sopratutto la loro estrema volatilità .
  6. Si veda il grafico delle profondità  crescenti alle quali si stanno spingendo le trivellazioni offshore:http://petrolio.blogosfere.it/2010/05/marea-nera-un-grafico-che-parla-da-se.html (Fonte: “Off Shore Magazine”).
  7. Piano B 4.0″, Lester Brown – Edizioni Ambiente 2010 (“Il declino del petrolio e del carbone” pagina 115 ed onlinehttp://www.indipendenzaenergetica.it/index.php?option=com_content&view=article&id=63).
  8. Per approfondimenti su crisi sistemica globale ed i rapporti tra ecosistemi, energia ed economia si veda il “Crash Course” di Chris Martenson: http://www.indipendenzaenergetica.it/index.php?option=com_content&view=category&id=56&Itemid=91.
  9. Piano B 4.0″, Lester Brown – Edizioni Ambiente 2010 (“Lo schema di Ponzi dell’economia globale” pagina 52 ed onlinehttp://www.indipendenzaenergetica.it/index.php?option=com_content&view=article&id=50).
  10. Tra i quali un esempio recente è la pubblicazione a giugno 2010 di un report dei Lloyd’s londinesi, la più grande compagnia assicuratrice del mondo, che esplicitamente ci avvisa della necessità  di una transizione verso una civiltà  “Post Carbon” per ridurre le vulnerabilità  conseguenti agli attuali cambiamenti climatici ed prossima alla scarsità  energetica. “Risk Insight Sustainable energy security: strategic risks and opportunities for business”. Download report integrale in inglese:http://www.chathamhouse.org.uk/files/16720_0610_froggatt_lahn.pdf. Traduzione in italiano delle conclusioni:http://transitionitalia.wordpress.com/2010/06/11/svolta-storica-i-lloyds-parlano-del-picco/.
  11. La Resilienza è la capacità  di un sistema naturale, fisico, biologico, sociale, di adattarsi e reagire ai cambiamenti di qualsiasi natura. Vedi anche: http://it.wikipedia.org/wiki/Resilienza.
  12. http://it.wikipedia.org/wiki/Pensiero_sistemico.
  13. http://it.wikipedia.org/wiki/Teoria_del_caos e http://it.wikipedia.org/wiki/Effetto_farfalla.
  14. http://it.wikipedia.org/wiki/Impronta_ecologica.
  15. http://it.wikipedia.org/wiki/Permacultura.
  16. http://it.wikipedia.org/wiki/Metodo_del_consenso.
  17. http://it.wikipedia.org/wiki/Greenwashing.
  18. “Lettera aperta di ASPO-Italia” alle amministrazioni pubbliche: http://www.aspoitalia.it/attachments/274_lettera_aspo_italia.pdf.
  19. Il 70% dei comuni italiani è a rischio di dissesto idrogeologico. “Report Ecosistema 2009” (Legambientehttp://www.legambiente.eu/documenti/2009/1007_dissesto_Territorio/EcosistemaRischio_2009.pdf). Estratto su:http://www.thepopuli.it/2009/12/il-70-dei-comuni-italiani-e-a-rischio-idrogeologico-la-vera-grande-opere/.
  20. Tra il 1990 e il 2005 sono stati divorati in Italia 3,5 milioni di ettari, cioè una regione più grande di Lazio e Abruzzo messi insieme (la Liguria tra il 1990 e il 2005 ha cementificato la metà  del territorio ancora libero). Il tutto a un ritmo di 244.000 ettari all’anno (in Germania 11.000 all’anno). Tratto da “La Colata “ di Ferruccio Sansa (Chiarelettere, 2010 –http://www.chiarelettere.it/dettaglio/67389/la_colata). Vedi anche il Report WWF: “Il 2009 anno del cemento”(http://www.wwf.it/client/ricerca.aspx?root=21238&content=1).

 


Ringraziamenti ai collaboratori dell’edizione italiana

L’edizione italiana di Post Carbon Cities è stata possibile grazie alla libera e volontaria collaborazione di cittadini collegati a Transition Italia, il nodo italiano del Movimento di Transizione ed all’attività  formativa e culturale di ASPO-ITALIA e del Movimento della Decrescita Felice. Si ringraziano inoltre in particolar modo:

  • Daniel Lerch, l’Autore del testo originale che ci ha permesso di tradurlo ed usarlo per la divulgazione non commerciale
  • Matteo Bedendo per la paziente impaginazione e l’adattamento grafico;
  • Adriano Caldiero per la traduzione di alcuni articoli;
  • Ugo Bardi, Marco Boschini, Cristiano Bottone, Chiara Ortolani per i contributi integrativi;
  • gli Autori delle fotografie utilizzate nella versione italiana.
  • Lucia Schettino lungimirante amministratrice di Edizioni Idea che ha reso possibile l’edizione cartacea 2011

 

Una risposta a Post Carbon Cities

  1. […] qui, potete leggerlo on-line. Ancora grazie a tutti i volontari che ci hanno lavorato. Ora si sta studiando la possibilità di […]

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