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PIANO B 3.0 Mobilitarsi per salvare la Civiltà - Capitolo 2 PICCO DEL PETROLIO E SICUREZZA ALIMENTARE

2.2 QUANTO PETROLIO C'E' NEL CIBO CHE MANGIAMO?

 

La moderna agricoltura dipende fortemente dall’uso di combustibili fossili. La maggior parte dei trattori funziona a benzina o gasolio. Le pompe d’irrigazione utilizzano gasolio, gas naturale o elettricità prodotta dal carbone. Anche la produzione dei fertilizzanti è energeticamente dispendiosa. Il gas naturale viene impiegato per sintetizzare l’azoto che costituisce la base dei fertilizzanti azotati. L’estrazione, la lavorazione e il trasporto internazionale dei fosfati e del potassio, dipendono interamente dal petrolio.25

 

I vantaggi ottenuti da un approccio più efficiente possono aiutare a ridurre la dipendenza dell’agricoltura dal petrolio. Negli Stati Uniti, l’uso diretto di gasolio e di benzina nell’agricoltura è sceso dal suo massimo storico di circa 29,1 miliardi di litri nel 1973 fino a circa 15,9 miliardi di litri nel 2005 con un declino del 45%. In generale i litri di combustibile utilizzati per produrre una tonnellata di cereali sono passati da 125 nel 1973 a 45,5 litri nel 2005, un impressionante calo del 64%.26

Una delle ragioni di questo traguardo è stato il passaggio alle metodiche di coltivazione minimum-till e no-till (vedi capitolo 8) su circa due quinti dei terreni agricoli degli Stati Uniti. Ma mentre l’uso di carburanti agricoli negli Usa è in declino, è in crescita in numerosi paesi in via di sviluppo come conseguenza del passaggio dall’uso della trazione animale a mezzi meccanizzati. Una generazione fa, ad esempio, i campi coltivati in Cina erano lavorati in larga parte con l’ausilio di animali da tiro. Attualmente la maggior parte dell’aratura viene effettuata da trattori.27

I fertilizzanti sono responsabili del 20% dei consumi energetici relativi al settore agricolo statunitense. A livello mondiale questa percentuale potrebbe essere leggermente superiore. Come aumenta l’urbanizzazione globale, cresce la richiesta di fertilizzanti. Come le popolazioni si spostano dalle aree agricole alle città, diventa più complesso riutilizzare nel suolo i nutrienti presenti nei rifiuti umani, richiedendo un maggior utilizzo di concimi chimici. Oltre a ciò, il crescente commercio alimentare internazionale implica che produttori e consumatori siano distanti migliaia di chilometri, con un’ulteriore interruzione del ciclo dei nutrienti. Gli Stati Uniti, ad esempio, esportano 80 milioni di tonnellate di cereali all’anno contenenti una grande quantità di elementi base per la crescita vegetale: azoto, fosforo e potassio. L’allontanamento di questi elementi, se non venissero reintrodotti, causerebbe un lento indebolimento della fertilità dei terreni agricoli degli Usa.28

L’irrigazione, un’altra attività energivora, richiede sempre più energia a livello mondiale a mano a mano che le falde acquifere si abbassano di livello. Negli Stati Uniti, quasi il 19% dell’energia utilizzata a fini agricoli serve a pompare l’acqua dai pozzi, e in alcune zone dell’India, dove le falde sono in calo, questa percentuale raggiunge il 50%. Alcune tendenze, come il passaggio alla metodica no-till, stanno rendendo l’agricoltura meno dipendente dal petrolio, ma il crescente impiego di fertilizzanti, la diffusione dei mezzi agricoli meccanici, le falde freatiche in calo causano l’effetto contrario.29

Anche se l’attenzione si concentra in genere sull’uso agricolo dell’energia, l’agricoltura è responsabile solo per un quinto dell’energia impiegata nella produzione alimentare degli Stati Uniti. La restante parte viene utilizzata nel trasporto, nella lavorazione, nell’imballaggio, nella distribuzione e nella preparazione del cibo. L’economia della filiera alimentare degli Stati Uniti usa tanta energia quanta quella dell’intera economia del Regno Unito.30

Il 14% dell’energia utilizzata nel settore alimentare per spostare il cibo dai produttori ai consumatori è pari ai due terzi di quella usata per produrre il cibo stesso. Un altro 16% è stimato essere impiegato per inscatolare, raffreddare ed essiccare gli alimenti di qualsiasi tipologia, dal succo concentrato di arancia congelato ai piselli in scatola.31

Gli alimenti base come il grano sono trasportati tradizionalmente su lunghi percorsi via nave, ad esempio dagli Stati Uniti all’Europa. Ciò che rappresenta una novità è la spedizione per via aerea verso remote destinazioni di frutta fresca e ortaggi. Poche attività economiche sono più energivore di questa.32

I chilometri percorsi dagli alimenti dal produttore al consumatore sono aumentati in conseguenza della disponibilità di petrolio a basso costo. Nel mio supermercato di zona, nel centro di Washington, l’uva nel periodo invernale viene in genere trasportata per via aerea dal Cile, con un percorso di 8.000 chilometri. Uno dei tragitti lunghi più frequenti di alimenti deperibili avviene dalla California alle zone più densamente popolate della costa orientale. Questa merce viaggia spesso in tir refrigerati. Nel prevedere il futuro dei trasporti a lunga percorrenza, un giornalista ha scritto che i giorni della Ceasar Salad da 5.000 chilometri potrebbero essere contati.33

Anche il confezionamento è sorprendentemente energivoro, responsabile per il 7% dell’energia impiegata nella produzione alimentare. Non è infrequente che l’energia utilizzata nel confezionamento superi quella che lo stesso cibo contiene.34

I coltivatori statunitensi ricevono all’incirca il 20% dei soldi spesi dal consumatore. Per qualche prodotto la percentuale è molto più bassa. Come ha fatto notare un analista, “una scatola di cereali spedita e messa in vendita vuota dal fruttivendolo, potrebbe costare all’incirca come se fosse piena”.35

Il settore più energivoro della filiera agro-alimentare è la preparazione del cibo. Viene utilizzata molta più energia per refrigerare e preparare il cibo a casa di quanta ne serve per produrlo nel suo luogo di origine. La percentuale maggiore serve ad alimentare il congelatore domestico, non il trattore della fattoria. L’uso del petrolio è prevalente nel completare la produzione del cibo, quello dell’elettricità lo è per portare a termine il suo consumo. Con l’aumento dei costi energetici, l’attuale sistema agro-alimentare, che si è sviluppato con il petrolio a basso costo, non potrà perpetuarsi uguale a se stesso.36

 
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