2.3 QUALE FUTURO PER I RACCOLTI? Il raccolto mondiale di cereali si è più che triplicato dal 1950, passando da 630 milioni a 2 miliardi di tonnellate. La crescita più rapida si è verificata dal 1950 al 1973, quando è raddoppiato. Nell’arco di 23 anni, i coltivatori hanno fatto crescere i raccolti molto più che negli 11.000 anni precedenti, dalla nascita dell’agricoltura al 1950.37 La metà del XX secolo si è contraddistinta per una netta linea di passaggio nell’agricoltura mondiale. Prima di allora, l’incremento dei raccolti si otteneva prevalentemente dall’aumento delle aree coltivate, i contadini si spostavano di luogo in luogo e a volte verso altri continenti. Gli incrementi produttivi in genere erano così modesti da essere impercettibili nel-l’arco di una generazione. Al contrario, dal 1950 il 45% della crescita mondiale del raccolto di cereali è stata la conseguenza di un aumento della produttività, con la maggior parte di questa crescita dipendente dall’impiego di derivati del petrolio.38 Dal 1950 al 1990, l’applicazione sistematica della tecnologia all’agricoltura permise che la produttività del terreno passasse da meno di 1,1 tonnellate per ettaro fin quasi a 2,5, con una crescita del 2,1% annuo. Dal 1990 questa crescita è rallentata fino all’1,1% annuo. Dal 1990 tutti i passaggi più facili per aumentare la produttività cerealicola dei terreni sono già stati sfruttati.39 La crescita nella produttività dal 1950 si è caratterizzata per tre tendenze: il quasi triplicarsi delle aree irrigate nel mondo, un aumento di dieci volte dell’impiego di fertilizzanti, e la rapida diffusione di varietà ad alto rendimento come il mais ibrido per gli Stati Uniti e il grano nano e il riso per l’Asia.40 Mentre la produzione mondiale di cereali si è espansa in maniera continua, in questi ultimi decenni appare in rallentamento, dal 1984 al di sotto della crescita della popolazione. Come risultato, la produzione di cereali per individuo ha raggiunto il picco nel 1984 con 342 chilogrammi per scendere a 302 chilogrammi nel 2006. Da un calo del 12% nel raccolto pro capite ci si sarebbero potute aspettare gravi conseguenze per la fame nel mondo, e in effetti oggi iniziano a vedersi le prime avvisaglie. Il numero di sottonutriti del pianeta, che si è ridotto di molto dal 1950 al 1984, ha continuato a decrescere fino ai tardi anni ’90 per poi tornare a salire.41 Il crollo della produzione di cereali pro capite non si è tradotto automaticamente in un aumento della fame nel mondo grazie all’enorme crescita del raccolto mondiale di semi di soia, da 68 milioni di tonnellate nel 1984 a 222 nel 2007. Si è verificato un aumento del consumo di alimenti a base di farina di soia nella quale è presente un elevato contenuto proteico rimasto dopo l’estrazione dell’olio. I derivati della soia sono utilizzati come integratori sostitutivi dei cereali nel mangime per il bestiame e negli allevamenti ittici e di pollame e accrescono di molto l’efficienza con la quale i cereali vengono trasformati in proteine animali. I tipi di mangime che contengono approssimativamente quattro quinti di cereali e un quinto di farina di soia attualmente sono il menu standard nell’alimentazione di bestiame, nell’allevamento di pollame e nell’itticoltura. Ciò ha permesso un miglioramento della dieta globale nonostante la diminuzione mondiale della disponibilità pro capite di cereali.42 Inizialmente coltivata dai contadini della Cina centrale 5.000 anni fa, la soia ora occupa una posizione dominante nell’agricoltura mondiale. La crescita della produzione mondiale di soia è stata fulminea. In Brasile e in Argentina, la coltivazione di semi di soia è iniziata a partire dal 1980. Dal 2005 il raccolto di soia ha eguagliato o superato quello dei cereali in ognuno dei paesi. A partire dal 1990 negli Stati Uniti vi sono più terre coltivate a soia che a grano.43 Per concludere, in ogni caso, la prospettiva alimentare globale dipende massicciamente dall’espansione dei tre tipi di cereale predominanti: grano, mais e riso. In sette degli ultimi otto anni, la produzione cerealicola mondiale ha avuto un deficit produttivo tale che le riserve mondiali di cereali sono al loro minimo livello degli ultimi 34 anni. In tutto il mondo i coltivatori, già impegnati nel tentativo di aumentare la produzione in maniera abbastanza rapida da soddisfare le necessità di una popolazione che cresce annualmente di 70 milioni di unità, e permettere quindi a miliardi di persone in povertà di nutrirsi adeguatamente, ora si trovano ulteriormente pressati da una richiesta in crescita esplosiva di cereali per la sintesi di etanolo da impiegare come carburante per autotrazione.44 I coltivatori devono quindi affrontare sempre nuove sfide non appena si sforzano di soddisfare la crescita record della domanda di cereali. Mentre le aree irrigate sono aumentate sempre di più durante gli ultimi 50 anni, le riserve idriche disponibili in questo secolo cominciano a scarseggiare in alcuni paesi, laddove i pozzi si esauriscono e l’acqua rimanente viene dirottata al consumo urbano. Per la prima volta, i raccolti in paesi molto estesi come la Cina sono in diminuzione in conseguenza della scarsità idrica. Questo fenomeno è più evidente con il grano, prodotto prevalentemente nelle zone più aride e settentrionali della Cina, laddove le falde freatiche si stanno abbassano e i pozzi si prosciugano. Il suo raccolto in Cina ha raggiunto il massimo nel 1997 con 123 milioni di tonnellate e attualmente è crollato a 100 tonnellate scarse, un decremento di quasi il 20%.45 La variabile fuori controllo che impedisce di prevedere l’evolversi della produzione alimentare è rappresentata dai cambiamenti climatici. Gli agronomi stimano che per ogni grado di aumento della temperatura al di sopra della media durante la stagione vegetativa, ci possiamo aspettare un decremento del raccolto di cereali del 10%. Con temperature globali più alte, ci possiamo aspettare eventi climatici più estremi, come inondazioni distruttive e siccità più intense.46 Ciò che aggrava le difficoltà dei coltivatori è la trasformazione dei terreni coltivabili a usi non agricoli. Attualmente questo è un fenomeno in crescita in molte parti del mondo, in modo particolare nei paesi con un’intensiva cementificazione del territorio come negli Stati Uniti, e nelle nazioni assai popolose e in rapido sviluppo industriale come la Cina. Dalla Central Valley californiana al bacino fluviale cinese dello Yangtze, la costruzione di abitazioni, industrie, strade, autostrade e parcheggi sta divorando alcuni dei territori più produttivi del pianeta.
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