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PIANO B 3.0 Mobilitarsi per salvare la Civiltà - Capitolo 4 L'EMERGENZA IDRICA

4. L'EMERGENZA IDRICA

 

Il lago Ciad in Africa, una volta punto di riferimento per gli astronauti che orbitano intorno alla Terra, è oggi difficile da individuare anche per loro. Confinante con Camerun, Ciad, Niger e Nigeria, tutti paesi in grande crescita demografica, il lago si è ritirato del 96% in 40 anni. L’aumento della richiesta idrica per l’irrigazione da parte della regione si somma al calo delle precipitazioni che impoverisce i fiumi e i corsi d’acqua minori che lo alimentano. Il risultato è che il lago Ciad potrebbe prosciugarsi presto, trasformando la sua posizione geografica in un mistero per le generazioni future.1

Il lago Ciad non è comunque l’unico che si sta ritirando. Il pianeta va verso un enorme deficit idrico, per ora in gran parte invisibile ma in rapida crescita. Essendo principalmente la conseguenza del sovrapompaggio degli acquiferi, spesso si manifesta solo quando i pozzi si prosciugano. Questo deficit globale d’acqua è il risultato di una domanda che si è triplicata negli ultimi 50 anni. La perforazione di milioni di pozzi d’irrigazione ha portato il prelievo idrico a superare le capacità di ricarica degli acquiferi, andando a intaccare la disponibilità delle acque sotterranee. I fallimenti dei governi che non sono riusciti a limitare il pompaggio a un ritmo sostenibile per gli acquiferi ha come conseguenza che le falde freatiche si stanno abbassando nei paesi che ospitano più della metà della popolazione del pianeta, tra cui i tre maggiori produttori mondiali di cereali, Cina, India e Stati Uniti.2

Oltre a questi tradizionali fattori di insicurezza idrica, anche i cambiamenti climatici stanno intaccando la disponibilità d’acqua. Le temperature in aumento hanno come conseguenza alti tassi di evaporazione, l’alterazione della distribuzione delle piogge e la fusione dei ghiacciai che alimentano i fiumi durante la stagione secca. Come effetto dei ghiacciai in fusione, i fiumi perenni, come il Gange in India e il Fiume Giallo in Cina, rischiano di trasformarsi in fiumi stagionali contribuendo pertanto all’insicurezza alimentare e idrica. Il sistema climatico della Terra e il suo ciclo idrico sono così interconnessi che ogni alterazione climatica si ripercuote sullo stato delle acque di tutto il pianeta.3

Il prosciugamento dei fiumi e la scomparsa dei laghi sono tra le manifestazioni più visibili. La mancanza d’acqua supera i confini nazionali seguendo le vie del commercio di cereali. Quelle nazioni che stanno oltrepassando i limiti delle loro riserve idriche generalmente tendono a soddisfare i bisogni crescenti di città e industria appropriandosi dell’acqua necessaria all’agricoltura e importando i cereali per compensare la loro perdita di capacità produttiva locale. Il collegamento tra acqua e cibo è assai stretto. Ognuno di noi beve in media quasi 4 litri d’acqua al giorno, mentre per produrre il fabbisogno alimentare giornaliero sono necessari quasi 2.000 litri, 500 volte tanto. Questi dati ci permettono di comprendere perché il 70% dell’acqua sia utilizzato ai fini irrigui, un altro 20% per usi industriali e il 10% per fini residenziali. Con un fabbisogno idrico crescente, si va intensificando la competizione per la disponibilità di acqua tra tutti e tre i differenti settori produttivi sopraelencati, con l’agricoltura quasi sempre sconfitta. Mentre la maggior parte delle persone si è accorta che si va verso un futuro di scarsità idrica, non tutti hanno realizzato che questo significa anche un futuro di carenze alimentari.4 

 
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