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PIANO B 3.0 Mobilitarsi per salvare la Civiltà - Capitolo 5 SISTEMI NATURALI SOTTO STRESS

5.3 DA TERRA FERTILE A DESERTO

 


Circa un decimo della superficie emersa del pianeta è costituito da terre coltivate, ma un’area quattro volte più ampia è composta da quelle che sono definite rangeland, terre troppo carenti di acqua, o con pendenze eccessive, o con una fertilità talmente ridotta da non essere adatte per un uso agricolo ma solo pastorizio. Queste aree, due quinti di tutte le terre emerse, per la gran parte semiaride, mantengono la maggioranza dei 3,3 miliardi di bovini, pecore e capre che vivono nel mondo. Questi animali sono ruminanti, dotati di un complesso sistema digestivo che gli consente di digerire arbusti, convertendoli in carne e latte.37

Circa 200 milioni di abitanti del pianeta vivono di pastorizia allevando bovini, pecore e capre. Molte nazioni africane fondano sulla produzione di bestiame la loro economia alimentare e occupazionale. Lo stesso si verifica per gran parte della popolazione del Medio Oriente, dell’Asia centrale, della Mongolia e del nord-ovest della Cina. Poiché la gran parte delle terre, in queste società arcaiche, sono di proprietà comune, il controllo dell’eccessivo sfruttamento dei pascoli è particolarmente difficile.38
 
In altre parti del mondo i pascoli sono di proprietà di singoli allevatori. In Australia, dove un’ampia parte del territorio è destinata a pascolo, vive una popolazione di 100 milioni di pecore, cinque volte il numero degli abitanti. Economie principalmente pastorali predominano anche in Argentina, Brasile, Messico e Uruguay. Le Grandi Praterie del Nord America, terre semiaride che non sono adatte alla coltivazione del frumento, vengono utilizzate come pascoli per il bestiame.39
 
Gli stessi ruminanti che sono così efficienti nel convertire erbe e arbusti in cibo forniscono anche pelli e lana. Le industrie mondiali della lana e del pellame, che offrono occupazione a milioni di persone, dipendono dai pascoli per la loro materia prima. Benché l’attenzione pubblica spesso si concentri sui bovini allevati intensivamente per produrre carne, la loro percentuale negli allevamenti mondiali è minima rispetto all’enorme numero di animali che si nutrono nei pascoli. Persino negli Stati Uniti, che dispongono del maggior numero di allevamenti intensivi al mondo, il tipico vitello vi rimane solo per un periodo limitato. In tutto il mondo, circa metà di tutti i pascoli stanno subendo un lento e moderato degrado, e il 5% è gravemente deteriorato. Il problema è particolarmente visibile in Africa, nel Medio Oriente, nell’Asia centrale e in India dove l’andamento del numero di animali da pascolo influenza quello della popolazione. Nel 1950 una popolazione di 238 milioni di africani contava su 273 milioni di animali da allevamento. Nel 2006 si registravano circa 926 milioni di abitanti e 738 milioni di animali. Attualmente la domanda da parte dell’industria dell’allevamento supera la disponibilità dei pascoli di oltre il 50%.40
 
L’Iran, con una popolazione di 71 milioni di persone, è un esempio del-l’emergenza di tutto il Medio Oriente. Con 9 milioni di bovini e 80 milioni tra capre e pecore – fonte della lana necessaria per la favolosa industria dei tappeti fatti a mano – i pascoli dell’Iran si stanno deteriorando per eccesso di sfruttamento.41
 
La Cina sta affrontando difficoltà simili. Con la riforma economica del 1978, che ha trasferito la responsabilità della pianificazione degli allevamenti dallo stato alle famiglie degli allevatori, il governo ha perso il controllo sul numero dei capi di bestiame. Come risultato il numero di bovini, pecore e capre in Cina si è impennato. Mentre gli Stati Uniti, una nazione che ha circa le stesse quantità di pascoli, possiedono 97 milioni di bovini, la Cina ne ha più di 115 milioni. Ma quel che è più significativo è il numero di pecore è capre: gli Stati Uniti ne ospitano 9 milioni, la Cina 366 milioni. Concentrata nelle province della Cina occidentale e settentrionale, questa massa di pecore e capre sta distruggendo la vegetazione che protegge il terreno. Il vento fa il resto, rimuovendo lo strato superficiale e trasformando i pascoli produttivi in deserto.42
 
Il foraggio necessario per l’allevamento in quasi tutti i paesi in via di sviluppo attualmente supera la produzione sostenibile dei pascoli e delle altre fonti di produzione di mangime. In India, la domanda di foraggio oltrepassa grandemente la disponibilità, rendendo improduttivi milioni di bovini.43
 
Il degrado del territorio dovuto al pascolo incontrollato è responsabile di forti perdite economiche per la resa ridotta degli allevamenti. Nella prima fase di questo fenomeno, il danno si manifesta con una minore produttività del territorio. Ma se il processo continua, tende a distruggere la vegetazione, amplifica l’erosione dei suoli e la formazione di terre abbandonate e di deserti. A un certo punto, la crescita del numero dei capi d’allevamento comincia a ridurre le aree di produttività biologica e di conseguenza la capacità del pianeta di sostenere la civiltà.44

 
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