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PREFAZIONE di Lester Brown

 

Quando Elizabeth Kolbert intervistò l’analista energetico Amory Lovins, per scrivere un articolo su di lui sul New Yorker, gli fece una domanda su cosa significasse pensare al di fuori degli schemi. Lovins rispose: “Non ci sono schemi”. Non ci sono schemi. Questo è lo spirito di Piano B. Forse la differenza più significativa fra il Piano B 2.0 e il Piano B 3.0 è la modifica del sottotitolo “Una strategia di pronto soccorso per la Terra” nel più semplice “Mobilitarsi per salvare la civiltà”. Quello nuovo meglio rispecchia la dimensione della sfida che abbiamo di fronte e la rapidità di cui abbiamo bisogno per riuscire a fronteggiarla. È il mondo che sta cambiando velocemente. Quando il Piano B 2.0 fu pubblicato, due anni fa, i dati sulla fusione dei ghiacci polari erano preoccupanti. Ora sono terrificanti. Due anni fa sapevamo che esistevano un certo numero di stati sull’orlo della bancarotta. Ora sappiamo che quel numero sta aumentando di anno in anno. Gli stati che falliscono sono il segno di una civiltà allo sbando. Due anni fa cominciava a essere evidente che il potenziale dell’espansione della produzione petrolifera era di molto inferiore alle stime ufficiali. Ora sappiamo che il picco del petrolio potrebbe essere alle porte. Due anni fa il petrolio costava 50 dollari al barile. Alla fine del 2007, mentre stavamo ultimando questo libro, aveva superato i 90 dollari. Nel Piano B 2.0, ipotizzavamo che continuando a costruire distillerie di etanolo per trasformare i cereali in combustibile per le auto, il loro prezzo sarebbe balzato fino a raggiungere l’equivalente del prezzo del petrolio. Ora che gli Stati Uniti hanno sufficienti distillerie per convertire un quinto del loro raccolto di cereali in combustibile per automobili, sta succedendo esattamente questo. I prezzi del mais sono quasi raddoppiati, i prezzi del grano sono più che raddoppiati. Due anni fa avevamo riportato che in cinque degli ultimi sei anni, la produzione mondiale di cereali era stata insufficiente a soddisfare i consumi. Oggi constatiamo che questo è avvenuto in sette degli ultimi otto anni e le riserve mondiali di cereali stanno raggiungendo i minimi storici. Poiché il carico dei problemi irrisolti aumenta, compresa la costante e rapida crescita della popolazione, l’estensione delle aree con carenza idrica, la deforestazione, l’erosione del suolo e la desertificazione, i governi più deboli crollano sotto questo peso crescente. Se non riusciremo a invertire questi fenomeni, non potremo più fermare la moltiplicazione di stati fallimentari. Alcune delle tendenze emergenti più recenti – come il declino della produzione mondiale del petrolio, le conseguenze del riscaldamento globale e l’aumento dei prezzi dei generi alimentari – potrebbero spingere a un punto di rottura anche gli stati più ricchi. Sul fronte economico, la Cina ha superato gli Stati Uniti nel consumo di risorse primarie. Attorno al 2030, quando secondo le proiezioni il reddito medio della sua popolazione raggiungerà quello attuale degli Stati Uniti, la Cina consumerà il doppio della quantità di carta prodotta attualmente nel mondo. Se nel 2030 1,46 miliardi di abitanti avranno tre auto ogni quattro persone, nello stile americano, in Cina ci saranno 1,1 miliardi di auto che consumeranno 98 milioni di barili di petrolio al giorno, una quantità molto al di sopra dell’attuale produzione mondiale. Il modello economico occidentale – basato sui combustibili fossili, centrato sull’automobile e sull’usa e getta – non potrà funzionare per la Cina. Se non funziona per la Cina, non funzionerà per l’India e altri 3 miliardi di persone dei paesi in via di sviluppo che stanno anch’essi inseguendo il “sogno americano”. In un’economia mondiale sempre più integrata, nella quale tutti dipendiamo dallo stesso grano, petrolio, acciaio, questo modello non funzionerà neanche per i paesi industrializzati. La nostra sfida generazionale consiste nel costruire una nuova economia, prevalentemente alimentata da fonti energetiche rinnovabili, con un sistema di trasporti estremamente differenziato e che riusi e ricicli tutto. Ed è necessario farlo a una velocità senza precedenti. Perpetuare il sistema economico attuale, che sta distruggendo i propri ecosistemi di supporto e spianando la via a pericolosi cambiamenti climatici non è più un’opzione percorribile. È giunta l’ora del Piano B. Ci sono quattro obiettivi prioritari nel Piano B 3.0: stabilizzare il clima, stabilizzare la popolazione, estirpare la povertà e ripristinare gli ecosistemi terrestri. Al centro dei meccanismi di stabilizzazione del clima vi è un piano dettagliato per ridurre le emissioni di anidride carbonica dell’80% entro il 2020 al fine di ridurre ai minimi termini l’innalzamento della temperatura globale. L’iniziativa sul clima ha tre componenti: aumentare l’efficienza energetica, sviluppare le fonti rinnovabili di energia ed espandere la copertura forestale terrestre mettendo al bando la deforestazione e piantando nello stesso tempo milioni di alberi per sequestrare la CO2.

Siamo in gara fra i disastri naturali incombenti e i nostri sistemi politici. Possiamo disattivare le centrali a carbone prima che lo scioglimento dei ghiacci della Groenlandia divenga irreversibile? Possiamo convogliare la volontà politica per porre fine alla deforestazione dell’Amazzonia prima che la sua vulnerabilità agli incendi raggiunga il punto di non ritorno? Possiamo aiutare gli stati a stabilizzare la popolazione prima che vadano in rovina? Gli Stati Uniti sembrano avvicinarsi a un punto di svolta politica a mano a mano che si consolida l’opposizione alla costruzione di nuove centrali a carbone. Una campagna nazionale diffusasi velocemente ha portato diversi stati, inclusa la California, il Texas, la Florida, il Kansas e il Minnesota, a rifiutare i permessi di costruzione o quanto meno a introdurre delle restrizioni. Con un movimento come questo in crescita, potrebbe essere solo una questione di tempo vederlo espandersi e pretendere anche la dismissione delle attuali centrali. La domanda è: accadrà in tempo per evitare pericolosi cambiamenti climatici? Nel Piano B 2.0 parlavamo dell’enorme potenzialità delle fonti energetiche rinnovabili, specialmente dell’energia eolica. Da allora abbiamo visto proposte di progetti per generare elettricità da fonti come questa in una scala mai vista per le centrali basate su fonti fossili. Per esempio lo stato del Texas sta coordinando un vasto progetto di espansione di generatori eolici che saranno in grado di raccogliere fino a 23.000 megawatt di energia elettrica di nuova produzione, una quantità pari a quella prodotta da 23 centrali a carbone. Due anni fa, il concetto di automobili ibride plug-in con motore a benzina ed elettrico era poco più di un’idea. Oggi cinque produttori leader di automobili si stanno orientando verso il mercato delle ibride, con i primi modelli di auto a plug-in previsti per il 2010. Disponiamo delle tecnologie per ristrutturare l’economia energetica mondiale e per stabilizzare il clima. La sfida ora è costruire la volontà politica di attuarle. Salvare la civiltà non è uno sport da spettatori. Ciascuno di noi ha un suo ruolo chiave da giocare. Quando, quattro anni fa, abbiamo pubblicato il Piano B nella sua versione originale, abbiamo notato che 600 persone ordinarono una copia del libro e poi ne ordinarono nuovamente altre 5, 10, 20, 50 per distribuirle agli amici, colleghi e a leader politici o opinionisti. Con il Piano B 2.0 è balzato a 1.500 il numero di persone e associazioni che hanno ordinato e distribuito grossi quantitativi di copie. Noi chiamiamo questi distributori la nostra squadra del Piano B. Ted Turner, che ha distribuito circa 3.600 copie a capi di stato, ministri, ai 500 della lista di Fortune, al Congresso e a 672 miliardari di tutto il mondo, è stato designato capitano della squadra del Piano B.

Per concludere, non c’è nulla di sacro nel Piano B. È il nostro più grande sforzo per progettare un’alternativa all’attuale economia, alternativa che speriamo possa aiutare a salvare la nostra civiltà. Se qualcuno ha un piano migliore, lo accoglieremo. Il mondo ha bisogno del miglior piano possibile.

Lester R. Brown

ottobre 2007

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