PIANO B 3.0 Mobilitarsi per salvare la Civiltà - Perchè un piano B (di Gianfranco Bologna)
Scritto da Gianfranco Bologna   

Verso la rivoluzione della sostenibilità

Mentre sto scrivendo questa introduzione sono connesso al sito dell’United States Census Bureau che, nella sua homepage (www.census.gov), presenta il dato in tempo reale degli abitanti nel mondo e negli Stati Uniti. Oggi, 10 maggio 2008 alle ore 17.30, la popolazione mondiale è di 6.666.789.904 abitanti.

Avevamo iniziato il secolo scorso con 1,6 miliardi e lo abbiamo concluso superando i 6 miliardi. Immaginate che cosa ha potuto significare per i sistemi naturali del nostro pianeta, che garantiscono la vita dell’uomo, la continua e crescente pressione, in quantità e qualità, del numero e del-l’incremento dei livelli di consumo di energia e di risorse in soli cento anni. Il tasso di crescita della popolazione mondiale è sceso dal 2,1% del 1970 a circa l’1,2% attuale, ma l’1,2% su di una popolazione che supera i 6,5 miliardi significa un incremento annuale di circa 70 milioni di esseri umani.

Gli esperti demografi delle Nazioni Unite stimano che la popolazione umana raggiungerà, con ogni probabilità, gli 8 miliardi nel 2025 e i 9,2 miliardi nel 2050 (United Nations, 2007). La crescita della maggioranza di questa popolazione, il 95%, avrà luogo nei paesi cosiddetti in via di sviluppo, e l’Africa presenta il tasso di crescita superiore rispetto agli altri continenti, il 2,4% all’anno. Ci si aspetta che la popolazione di questo continente andrà oltre il raddoppio nel 2050, raggiungendo i 2,3 miliardi. Cina, India e Stati Uniti sono i paesi più popolosi del mondo. L’attuale popolazione indiana di 1,1 miliardi dovrebbe raggiungere 1,7 miliardi nel 2050, mentre quella cinese, oggi di 1,3 miliardi, dovrebbe raggiungere 1,4 miliardi entro il 2050. Queste due nazioni da sole rappresentano il 37% della popolazione mondiale di oggi. Nel 2006 gli abitanti degli Stati Uniti hanno raggiunto quota 300 milioni e nel 2050 dovrebbe toccare i 420 milioni (UN, 2006, Worldwatch Institute, 2007).

Quest’anno la popolazione urbana sta sorpassando, per la prima volta nella nostra storia (e probabilmente sarà un passaggio irreversibile), quella rurale. In più di mezzo secolo la popolazione mondiale urbana è infatti cresciuta dai 732 milioni di abitanti, che erano presenti nel 1950 nelle città di tutto il mondo, ai 3,15 miliardi del 2005. L’88% della crescita che avrà luogo dal 2000 al 2030 avverrà nelle città dei paesi in via di sviluppo. Un chiarissimo rapporto pubblicato da un gruppo di esperti riuniti dal parlamento britannico ha dimostrato che gli obiettivi del Millennio (Millennium Development Goals, voluti dai governi di tutto il mondo nel famoso Millennium Summit delle Nazioni Unite del 2000, per sradicare l’estrema povertà e la fame, per ridurre la mortalità infantile, per avviare la sostenibilità ambientale ecc.) non saranno mai raggiunti o vi sarà una significativa difficoltà a raggiungerli se si continuerà a ignorare un puntuale lavoro di pianificazione familiare nei paesi in via di sviluppo, destinato soprattutto ai 2 miliardi di persone che oggi vivono con meno di 2 dollari al giorno (Campbell et al., 2007). È questo un impegno previsto nel Piano di implementazione scaturito dall’ultima conferenza delle Nazioni Unite su popolazione e sviluppo, tenutasi a Il Cairo ormai nel 1994.

Oltre alla popolazione cresce anche il prodotto globale lordo. Nel 2006 il prodotto lordo globale, il totale aggregato di tutti i beni finiti e i servizi prodotti a livello mondiale, ha sorpassato i 65.100 miliardi di dollari (nel 1970 era di 18.600 miliardi di dollari, nel 1980 di 27.600 miliardi di dollari, nel 1990 di 38.100 miliardi di dollari e nel 2000 di 52.300 miliardi di dollari). L’incremento rispetto all’anno precedente (il 2005, durante il quale il PIL globale ha raggiunto i 62.700 miliardi di dollari) è stato del 3,9% e questo incremento, la crescita del PIL cinese, da sola, ha contribuito per oltre un terzo. Le prime stime del prodotto mondiale lordo per il 2007 danno la cifra di 72.300 miliardi di dollari, con un più 5,4% rispetto al 2006 (Worldwatch Institute, 2008). Il prodotto interno lordo degli Stati Uniti è cresciuto nel 2007 di 2,1% circa, mentre quello della Cina dell’11,7%, una cifra veramente impressionante che si porta dietro enormi problemi ambientali e sociali (basti pensare, per citare un solo esempio, che oggi soltanto l’1% dei 560 milioni di cinesi che vivono in aree urbane respirano aria che può essere definita non inquinata secondo i parametri dell’Unione Europea).

La crescita continua del prodotto globale lordo dimostra lo straordinario incremento dei metabolismi dei nostri sistemi sociali e quindi dei flussi di energia, materie prime, risorse naturali, nonché la trasformazione continua di ambienti e le pressioni ecosistemiche esercitate nei confronti dei metabolismi dei sistemi naturali. Come scrive nel suo ultimo libro Jeffrey Sachs, direttore dell’Earth Institute della Columbia University e Special Adviser del segretario generale delle Nazioni Unite sugli obiettivi di sviluppo del Millennio, con una popolazione in crescita entro il 2050, il prodotto globale lordo potrebbe essere di 420.000 miliardi di dollari.

La domanda che sorge spontanea è come sia veramente possibile che si possa continuare su questa strada senza accrescere i rischi di un collasso della nostra civiltà rispetto alla capacità della Terra di farsi carico di noi.

Gianfranco Bologna