PIANO B 4.0 | 2.6 Fiumana di profughi ambientali


La nostra civiltà  all’alba del XXI secolo sta per essere sopraffatta dall’avanzamento dei deserti e dall’innalzamento del livello dei mari. Se misurata in base alla porzione di terra biologicamente produttiva in grado di sostenere l’insediamento umano, possiamo dire che la terra si sta restringendo. L’aumento della densità  demografica, un tempo conseguenza della crescita della popolazione, è adesso sostenuto anche dall’incessante avanzamento dei deserti e potrebbe essere a breve influenzato dal previsto innalzamento dei mari. Mano a mano che le riserve idriche degli acquiferi si esauriscono per il loro eccessivo sfruttamento, milioni di persone sono obbligate a migrare in cerca di acqua.

L’espansione del deserto nell’Africa Subsahariana, principalmente nei paesi del Sahel, sta costringendo all’emigrazione milioni di persone, forzandole a dirigersi a sud o verso il Nord Africa. In un congresso delle Nazioni Unite del 2006 sulla desertificazione della Tunisia è stato previsto che entro il 2020 circa 60 milioni di persone potrebbero migrare dalle regioni subsahariane verso il Nord Africa e l’Europa. Questo flusso migratorio è già  in corso da diversi anni.86

A metà  ottobre 2003, le autorità  italiane individuarono una nave diretta in Italia che trasportava profughi provenienti dall’Africa. Rimasta alla deriva per più di due settimane senza combustibile, cibo e acqua, aveva perso molti dei suoi passeggeri. Inizialmente i cadaveri erano stati gettati fuori bordo. Ma poi, i superstiti si erano talmente indeboliti da non riuscire più a sollevarne i corpi. Morti e vivi avevano così condiviso gli spazi in quella che uno dei soccorritori ha descritto come “una scena dall’Inferno di Dante”.87

Video integrativo da fonte esterna – “Morire nel deserto del Sahara”

Si pensò che i rifugiati fossero somali imbarcatisi dalla Libia, ma questi non rivelarono mai il loro paese d’origine nel timore di essere reimpatriati. Non sappiamo se fossero rifugiati politici, economici o ambientali. Gli stati in crisi come la Somalia producono infatti tutte e tre le categorie. Sappiamo che la Somalia è un caso ecologico disperato, sovrappopolata, eccessivamente sfruttata e con una desertificazione che sta disintegrando la sua economia basata sulla pastorizia.88

Forse il più grande flusso migratorio dalla Somalia si svolge in direzione dello Yemen, un’altra nazione in declino. Si stima che nel 2008 lo abbiano raggiunto 50 mila emigranti e richiedenti asilo, il 70% in più che nel 2007. Durante i primi tre mesi del 2009 il flusso migratorio è aumentato del 30% rispetto allo stesso periodo del 2008. Questi numeri vanno ad accrescere la pressione già  insostenibile sulle risorse territoriali e idriche di questo paese, accelerandone il tracollo.89

Il 30 aprile 2006, al largo delle coste delle Barbados, un pescatore individuò una barca di 6 metri alla deriva. A bordo furono trovati i corpi di 11 ragazzi, mummificati dal sole e dagli spruzzi d’acqua salata provenienti dall’oceano. Uno dei naufraghi, prima di morire, lasciò un biglietto: “Vorrei inviare dei soldi alla mia famiglia a Basada, in Senegal. Per favore scusatemi e arrivederci”. L’autore faceva parte di un gruppo di 52 uomini partiti dal Senegal a bordo di una barca destinata alle Isole Canarie, il punto di passaggio per entrare in Europa. Pare siano andati alla deriva per circa 2.000 miglia, concludendo il loro viaggio nei Caraibi. Questo non rappresenta un caso unico. A settembre del 2006, la polizia ha intercettato numerose navi provenienti dalla Mauritania, per un totale di quasi 1.200 persone a bordo.90

Per gli abitanti delle nazioni del Centro America, come Honduras, Guatemala, Nicaragua ed El Salvador, il Messico rappresenta di frequente una porta d’ingresso per gli Stati Uniti. Nel 2008 le autorità  messicane preposte all’immigrazione hanno verbalizzato qualcosa come 39 mila arresti e 89 mila reimpatri forzati.91

Nella città  di Tapachula, sul confine tra il Messico e il Guatemala, giovani in cerca di lavoro aspettano lungo i binari i lenti treni merci diretti verso il nord che attraversano la città . Alcuni riescono a salire. Altri no. Il rifugio Jesàºs el Buen Pastor ospita 25 mutilati finiti sotto al treno nel tentativo di salirvi a bordo. Per questi ragazzi, dice Olga Sanchez Martinez, direttrice della struttura, questa è la “fine del loro sogno americano”. Un sacerdote della zona, Flor Maria Rigoni, li chiama “i kamikaze della povertà “.92

Attualmente, il ritrovamento di cadaveri in mare al largo delle coste italiane, spagnole e turche fa ormai parte della quotidianità , il risultato di atti disperati di gente disperata. E ogni giorno i messicani rischiano la vita attraversando il deserto dell’Arizona nel tentativo di raggiungere un posto di lavoro negli Stati Uniti. In media, qualcosa come 100 mila messicani o più lasciano ogni anno le zone rurali, abbandonando appezzamenti di terreno troppo piccoli o troppo erosi per garantire il sostentamento. Si spostano verso le città  messicane o cercano di entrare illegalmente negli Stati Uniti. Molti di quelli che provano ad attraversare il deserto dell’Arizona muoiono sotto il sole cocente. Dal 2001, circa 200 corpi vengono rinvenuti ogni anno lungo il confine dell’Arizona.93

Poiché la maggior parte dei 2,4 miliardi di persone che andranno ad aggiungersi alla popolazione mondiale entro il 2050 nasceranno in zone dove le falde idriche sono già  in calo, i profughi dell’acqua probabilmente diverranno un fatto quotidiano. Questo fenomeno riguarderà  principalmente le regioni aride e semiaride, dove la popolazione sta sorpassando la disponibilità  locale d’acqua cadendo in una povertà  di origine idrica. I villaggi dell’India nord-occidentale vengono abbandonati mano a mano che gli acquiferi si esauriscono e la popolazione non è in grado di approvigionarsi d’acqua. Milioni di abitanti del nord e dell’ovest della Cina, e in parte del Messico, dovranno migrare a causa di deficit idrici.94

L’avanzamento dei deserti sta costringendo i popoli in crescita demografica in aree geografiche sempre piu ristrette. Mentre la Dust Bowl americana fece spostare 3 milioni di persone, la desertificazione in corso nelle province colpite della Dust Bowl cinese potrebbe muovere decine di milioni di persone.95

Anche l’Africa si trova ad affrontare questo problema. Il deserto del Sahara sta spingendo le popolazioni del Marocco, della Tunisia e dell’Algeria verso il nord e il Mediterraneo. In un disperato tentativo di combattere la siccità  e la desertificazione, il Marocco sta ristrutturando geograficamente la propria agricoltura, sostituendo il grano con vigneti e frutteti, che hanno bisogno di meno acqua.96

In Iran, i villaggi abbandonati per l’avanzamento dei deserti o della penuria d’acqua si contano già  a migliaia. Nei dintorni di Damavand, una piccola cittadina a un’ora di macchina da Teheran, sono stati abbandonati 88 villaggi. Anche in Nigeria, l’avanzamento del deserto obbliga contadini e mandriani a spostarsi in una zona sempre più piccola di terra produttiva. I profughi vittime della desertificazione normalmente finiscono nelle città , molti nelle baraccopoli. Altri emigrano all’estero.97

In America Latina, sia in Brasile che in Messico, l’espansione dei deserti sta obbligando le persone a spostarsi. In Brasile sono colpiti dalla desertificazione circa 66 milioni di ettari di terra concentrati per la maggior parte nel nord-est del paese. In Messico, che ha una porzione molto più estesa di terra arida e semi arida, la degradazione delle terre coltivabili colpisce più di 59 milioni di ettari.98

Se la desertificazione e la scarsità  d’acqua oggi stanno costringendo milioni di persone a emigrare, l’innalzamento dei mari promette di spostare in futuro un numero molto più cospicuo di persone, a causa dell’alta concentrazione della popolazione mondiale nelle città  costiere e nei delta fluviali, luogo di coltivazione del riso. Si potrebbe arrivare a contare centinaia di milioni di profughi, un’ulteriore motivazione alla necessità  di stabilizzare sia il clima che la crescita demografica.99

Alla fine, il problema causato dall’innalzamento dei mari sarà  legato alla capacità  dei governi di far fronte alla pressione politica ed economica che deriva dalla necessità  di trovare un posto dove stare a un gran numero di persone affrontando allo stesso tempo ingenti perdite di strutture residenziali e industriali lungo le coste.

In questo secolo dobbiamo affrontare gli effetti di fenomeni pressanti, come la rapida crescita demografica, l’espansione dei deserti e l’innalzamento dei mari, che abbiamo messo in moto durante il secolo scorso. La scelta che abbiamo davanti è molto semplice: invertire queste tendenze o rischiare di venirne sopraffatti.

Video integrativo da fonte esterna – Tratto da Presa Diretta, puntata sui respingimenti.
Intera trasmissione qui

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