PIANO B 4.0 | 3.3 Ghiacciai che scompaiono e calo dei raccolti

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Se tutti i ghiacciai montani del mondo si sciogliessero, il livello del mare si innalzerebbe solo di qualche centimetro. Ma è il ghiaccio che fonde da questi luoghi durante l’estate che alimenta gran parte dei fiumi durante la stagione secca. Di conseguenza, l’aumento della temperatura provocherà  la diminuzione della disponibilità  di acqua fluviale per gli usi irrigui. All’inizio del 2009, il World Glacier Monitoring Service dell’Università  di Zurigo ha reso noto che il 2007 è stato il diciottesimo anno consecutivo di ritiro dei ghiacciai, che si stanno fondendo a una velocità  doppia rispetto a dieci anni fa.49

I ghiacciai montani si stanno liquefacendo nelle Ande, nelle Rocky Mountains, nelle Alpi e in molti altri posti, ma in nessun luogo questo fenomeno mina la sicurezza alimentare mondiale quanto la fusione in corso nella catena himalayana e nell’altopiano del Qinghai-Tibet, un fattore che potrebbe presto privare i principali fiumi indiani e cinesi dell’acqua necessaria ad alimentarli durante la stagione secca. Nei bacini dell’Indo, del Gange, dello Yangtze e del Fiume Giallo, dove l’agricoltura dipende fortemente dall’irrigazione proveniente dai fiumi, la perdita dell’apporto d’acqua nella stagione secca provocherà  la diminuzione dei raccolti e potrebbe causare un’inimmaginabile scarsità  di cibo.50
Il mondo non ha mai affrontato una tale, prevedibile minaccia alla produzione alimentare come quella causata dallo scioglimento dei ghiacciai montani in Asia. Come già  descritto nel capitolo 1, la Cina e l’India sono i maggiori produttori mondiali di grano, oltre ad avere completamente nelle proprie mani il raccolto del riso.51

Secondo l’IPCC, i ghiacciai himalayani stanno regredendo rapidamente, e tra questi molti potrebbero liquefarsi completamente entro il 2035. Se scomparisse l’enorme ghiacciaio Gangotri, che fornisce al Gange il 70% delle acque nella stagione secca, questo fiume potrebbe diventare a carattere stagionale, attivo solamente durante il periodo delle piogge e non nella stagione secca, quando è maggiore il fabbisogno d’acqua a usi irrigui.52

La Cina, che per l’irrigazione è dipendente dall’acqua dei fiumi più di quanto non lo sia l’India, versa in una situazione particolarmente difficile. I dati governativi mostrano che i ghiacciai dell’altopiano del Qinghai-Tibet, che alimentano il Fiume Giallo e lo Yangtze, si stanno fondendo a un ritmo spaventoso. Il Fiume Giallo, sulle rive del quale abitano circa 147 milioni di persone, potrebbe subire una forte riduzione della portata nella stagione secca. Il fiume Yangtze, di gran lunga il maggiore tra i due, è anch’esso minacciato dalla scomparsa dei ghiacciai e i 369 milioni di persone che abitano nel suo bacino sono fortemente dipendenti dalle risaie irrigate dalle acque di questo fiume.53

Yao Tandong, uno dei glaciologi più importanti in Cina, prevede che due terzi dei ghiacciai cinesi potrebbero scomparire da qui al 2050. “La riduzione su vasta scala dei ghiacciai nella regione degli altipiani”, dice Yao, “porterà  a una vera e propria catastrofe ambientale”.54
L’agricoltura nei paesi dell’Asia centrale, come l’Afghanistan, il Kazakistan, il Kirghizistan, il Tagikistan, il Turkmenistan e l’Uzbekistan, è fortemente dipendente dalla liquefazione delle nevi delle catene montuose dell’Hindu Kush e del Tien Shan e dell’altopiano del Pamir, che forniscono l’acqua necessaria per le irrigazioni. Il vicino Iran riceve gran parte dell’acqua dalla fusione delle nevi dalla catena montuosa degli Elburz (5.700 metri), che si trova tra Teheran e il Mar Caspio.55

In Africa, il Kilimangiaro, la cima imbiancata della Tanzania, potrebbe presto rimanere senza neve né ghiaccio. Gli studi effettuati dal glaciologo Lonnie Thompson, della Ohio State University, rivelano che tra il 1912 e il 2007 la più alta montagna africana ha perso l’84% delle proprie superfici ghiacciate. Secondo le sue previsioni, la cima innevata del Kilimanjaro potrebbe sparire interamente da qui al 2015. Il vicino monte Kenya ha perso 7 dei suoi 18 ghiacciai e i fiumi locali alimentati da questi ghiacciai stanno assumendo un carattere stagionale, provocando conflitti tra quei 2 milioni di persone che da essi dipendono per gli approvvigionamenti idrici nella stagione secca.56

Bernard Francou, direttore della ricerca per l’Institut de Recherche pour le Développement (IRD) del governo francese, ritiene che l’80% dei ghiacciai del Sud America potrebbe sparire nel corso del prossimo decennio. Questa non è certo una buona notizia per paesi come la Bolivia, l’Ecuador e il Perù, che contano sull’acqua proveniente dai ghiacciai per gli usi domestici e per l’irrigazione.57

Il Perù, che si estende per circa 1.600 chilometri lungo la vasta catena delle Ande e che ospita il 70% dei ghiacciai tropicali della Terra, si trova in grosse difficoltà . Sta scomparendo il 22% circa dei suoi ghiacciai, che alimentano i molti fiumi peruviani, e che a loro volta riforniscono le città  nelle regioni costiere semi-aride. Nel 2007 Lonnie Thompson riportava che il ghiacciaio Quelccaya nel Perù meridionale, che negli anni Sessanta si stava ritirando di 6 metri l’anno, registrava oramai una perdita annuale pari a 60 metri. In un’intervista a Science News, all’inizio del 2009, ha affermato: “Attualmente il ghiaccio si sta ritirando verso la cima di circa 45 centimetri al giorno, il che vuol dire che ci si può quasi sedere e stare a guardare mentre svanisce”.58 Molti coltivatori peruviani irrigano il grano e le patate con l’acqua dei fiumi che nascono da questi ghiacciai in via di estinzione. Durante la stagione secca, i contadini dipendono completamente dall’acqua d’irrigazione. Per 29 milioni di peruviani, la riduzione dei ghiacciai comporterebbe un’analoga perdita della disponibilità  di cibo.59


Lima, con i suoi 8 milioni di abitanti, dipende per buona parte del suo approvvigionamento idrico dai tre fiumi andini che sono parzialmente alimentati dalla fusione dei ghiacciai che va a ingrossare i fiumi. Una volta che i ghiacciai saranno scomparsi, la portata dei fiumi calerà  drasticamente, lasciando Lima con una popolazione in aumento e riserve idriche sempre più scarse.60

All’inizio del 2009 Wilfried Haeberli, a capo del World Glacier Monitoring Service, ha reso noto che in quest’ultimo secolo sui Pirenei, in Spagna, è scomparso circa il 90% dei ghiacciai che alimentano i fiumi Gà¡llego, Cinca e Garona e che, scorrendo verso sud, forniscono l’acqua durante l’estate alle colline pedemontane e alle pianure della regione.61 La stessa storia si ripete anche altrove. Daniel Fagre, ecologo dell’US Geological Survey al Glacier National Park, nel 2009 ha osservato che i ghiacciai del parco, dei quali si prevedeva la scomparsa entro il 2030, potrebbero in realtà  andarsene già  prima del 2020.62

Negli Stati Uniti sud-occidentali, la portata del fiume Colorado, la principale fonte per l’irrigazione della regione, dipende per la maggior parte dalle distese di neve delle Montagne Rocciose. La California, oltre al fiume Colorado, conta sulle nevi della Sierra Nevada, nella parte orientale dello stato. Sia la Sierra Nevada che le catene montuose della zona costiera, forniscono l’acqua per l’irrigazione della Central Valley, dove si produce gran parte della frutta e della verdura dello stato californiano.63

Perseguendo questa politica energetica improntata al business as usual (ovvero in assenza di cambiamenti di rotta, ndr), i modelli climatici globali prevedono una riduzione del 70% delle nevi perenni degli Stati Uniti occidentali entro la metà  del secolo. Uno studio condotto dal Pacific Northwest National Laboratory del Dipartimento di stato per l’energia statunitense prendendo in esame la Yakima River Valley, una vasta regione di colture di frutta nello stato di Washington, evidenzia una perdita di raccolti progressivamente sempre più grave in rapporto alla riduzione delle nevi e quindi della disponibilità  idrica destinata all’irrigazione.64

Le masse di neve e ghiaccio che si trovano sulle catene montuose più alte del mondo e l’acqua che esse conservano sono date per scontate semplicemente per il fatto che esistevano fin dalla nascita dell’agricoltura. Ma con l’aumento della temperatura terrestre rischiamo di perdere i serbatoi nel cielo dai quali dipendono le città  e gli agricoltori.

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