PIANO B 4.0 | 4. STABILIZZARE IL CLIMA: UNA RIVOLUZIONE NELL’EFFICIENZA ENERGETICA


Il mondo si trova al principio di due rivoluzioni energetiche. La prima rivoluzione è una transizione verso le nuove tecnologie ad alta efficienza che sono già  disponibili sul mercato. Le possibilità  più ampie per il risparmio energetico sono rappresentate dal passaggio a soluzioni tecnologiche ben più efficienti di quelle che ancora usiamo e che sono vecchie più di un secolo. Casi emblematici sono la lampadina a incandescenza e i motori a combustione interna. Le lampadine a incandescenza sono in via di completa sostituzione con le lampade fluorescenti compatte (LFC), che utilizzano un quarto dell’energia elettrica. Un contributo maggiore potrà  avvenire dal passaggio ai diodi a emissione luminosa (LED) che sono capaci di risparmiare metà  dell’energia rispetto alle lampade fluorescenti compatte e che si stanno affacciando sul mercato. Inoltre, i più avanzati prototipi di auto ibrida plug-in, ovvero in grado di ricaricarsi dalla rete elettrica, utilizzano solo un quinto del carburante rispetto a un auto media presente sul mercato attuale degli stati Uniti.

La seconda rivoluzione energetica è già  iniziata e sta progredendo rapidamente verso l’abbandono dell’economia basata sul petrolio, il carbone e il gas naturale in direzione di un modello alimentato da vento, sole ed energia geotermica. In Europa, i nuovi impianti di produzione elettrica da energia eolica, solare e altre fonti rinnovabili ad oggi superano di gran lunga le nuove installazioni che dipendono dalle fonti fossili. Negli Stati Uniti, la nuova potenza installata nel 2008 fornita dall’eolico è pari a 8.400 megawatt e ha surclassato le nuove installazioni a carbone corrispondenti a 1.400 megawatt. Il nucleare è anch’esso in declino. Nel mondo nel corso del 2008 la capacità  generativa nucleare è diminuita, mentre quella eolica è aumentata di 27 mila megawatt, energia sufficiente per 8 milioni di abitazioni americane. Il mondo sta cambiando in fretta.1

Questo capitolo comincia con una breve descrizione dell’obiettivo che si pone il Piano B, la riduzione delle emissioni nette di anidride carbonica, mentre successivamente illustra nel dettaglio le componenti della prima rivoluzione, le componenti utili all’incremento dell’efficienza energetica mondiale. Il capitolo 5 descrive la transizione verso un’economia alimentata principalmente da energia eolica, solare e geotermica.

La realizzazione del Piano B passa attraverso una riduzione dell’80% delle emissioni nette di anidride carbonica entro il 2020. Ciò manterrebbe i livelli di CO2 atmosferica entro il limite delle 400 parti per milione (ppm), un solo modesto incremento rispetto alle 386 ppm del 2008.2 Questo processo pone le basi per la riduzione delle concentrazioni di CO2 a 350 ppm, il limite che James Hansen e altri climatologi ritengono sia necessario per evitare pericolosi cambiamenti climatici. Manterrà  inoltre entro i valori minimi i futuri aumenti della temperatura. Una ristrutturazione così profonda dell’economia, in tempo per evitare lo stravolgimento catastrofico del clima, sarà  estremamente impegnativa, ma come possiamo guardare alla prossima generazione se non proviamo a farlo?3

Il processo di ristrutturazione dell’economia energetica globale è attualmente influenzato da una serie di problematiche, alcune di lunga data e altre recenti. Tra le prime troviamo la preoccupazione crescente nei confronti dei cambiamenti climatici, un aumento del senso di insicurezza riguardante gli approvvigionamenti petroliferi, l’incremento dei prezzi dei combustibili fossili unito a una loro sempre maggiore instabilità  e le ricadute economiche dovute all’importazione di petrolio.

Per quanto riguarda gli accadimenti recenti, la crisi economica globale e il numero record di giovani che fanno il loro ingresso nel mercato del lavoro nei paesi emergenti hanno spostato l’attenzione sul fatto che le nuove politiche energetiche sono anche un obiettivo adatto alla creazione di lavoro. Il miglioramento dell’efficienza energetica e lo sviluppo delle fonti di energia rinnovabili sono entrambi attività  che necessitano di forza lavoro in quantità  molto maggiori rispetto alla combustione delle fonti fossili. A ciò si aggiunge la consapevolezza che i paesi e le aziende che si pongono all’avanguardia nello sviluppo di queste nuove tecnologie energetiche avranno un forte vantaggio competitivo sui mercati mondiali.4

La componente energetica del Piano B è di facile comprensione: ci si propone di aumentare l’efficienza energetica mondiale in quantità  sufficiente perlomeno a compensare tutti gli aumenti previsti della richiesta di energia da adesso al 2020. Ma in aggiunta a ciò, si prevede di sostituire con l’energia eolica, solare e geotermica e altre fonti rinnovabili, gran parte dell’energia prodotta oggi da petrolio, carbone e gas naturale. Di fatto, il Piano B delinea la transizione dai combustibili fossili alle fonti di energia rinnovabile per l’anno 2020.


Difficile? Sì.
Impossibile? Niente affatto!
Stephen Pacala e Robert Socolow, presso la Princeton University, posero le premesse al Piano B quando nel 2004 pubblicarono un articolo su Science che dimostrò come le emissioni annuali di anidride carbonica da fonti fossili potrebbero essere mantenute a 7 miliardi di tonnellate invece di farle aumentare a 14 miliardi nei prossimi 50 anni, come è attualmente previsto nel caso dovessimo conservare il nostro attuale modello di sviluppo economico. Il loro obiettivo consisteva nel limitare le concentrazioni atmosferiche di CO2, allora vicine alle 375 ppm, entro le 500 ppm.5
Pacala e Socolow descrissero 15 tecnologie collaudate, compresi l’aumento dell’efficienza e nuova energia da varie fonti rinnovabili, ciascuna delle quali avrebbe potuto ridurre le emissioni di carbonio di un miliardo di tonnellate annue entro il 2054. Combinando insieme sette di una qualunque di queste tecnologie è possibile impedire l’incremento delle emissioni di carbonio da oggi al 2054.
Successivamente, teorizzarono che il progresso tecnologico avrebbe permesso di portare le emissioni a 2 miliardi di tonnellate entro il 2104, un livello tale da poter essere gestito semplicemente attraverso l’assorbimento del carbonio all’interno del suolo e degli oceani.6
L’esercizio di Pacala/Socolow non era né un piano e neanche una proiezione, ma una concettualizzazione straordinariamente utile agli analisti per ragionare sulle future interrelazioni tra energia e clima.
Quello attuale è il momento storico nel quale bisogna scegliere le tecnologie energetiche più promettenti e strutturare un piano concreto per tagliare le emissioni di carbonio. E poiché il clima sta cambiando più velocemente di quanto fosse stato previsto persino pochi anni fa, crediamo che il mondo abbia bisogno di bloccare l’aumento dei livelli di anidride carbonica non a 500 ppm per il 2054, ma a 400 ppm entro il 2020. Iniziamo con l’analizzare quali siano le enormi potenzialità  nell’aumento dell’efficienza energetica nel settore dell’illuminotecnica.7

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