PIANO B 4.0 | 7. DEBELLARE LA POVERTA’ E STABILIZZARE LA POPOLAZIONE


Il nuovo secolo era iniziato con un segnale di speranza: i paesi appartenenti alle Nazioni Unite si erano proposti l’obiettivo di dimezzare, entro il 2015, il numero di coloro che vivono al di sotto della soglia di povertà . All’inizio del 2007 il mondo sembrava essere sulla buona strada nel raggiungimento di questo traguardo, ma dopo il dilagare della crisi economica e a prospettive sempre più incerte gli sforzi in questa direzione dovrebbero essere rafforzati.1

Tra tutte le nazioni, la Cina è quella che ha riportato i successi più evidenti nella lotta all’indigenza. Il numero di cinesi che vivono in estrema povertà  è sceso da 685 milioni nel 1990 a 213 milioni nel 2007. Con una crescita demografica limitata, la percentuale dei suoi abitanti sotto la soglia dell’indigenza si è ridotta dal 60 al 16%, un risultato impressionante da ogni punto di vista.I progressi dell’India sono meno netti. Tra il 1990 e il 2007, il numero di indiani in povertà  è leggermente aumentato, da 466 milioni a 489 milioni, ma si è verificata una riduzione in percentuale dal 51 al 42%. Nonostante la sua crescita economica, del 9% annuo negli ultimi 4 anni, e il forte supporto agli sforzi della collettività  per eradicare la povertà  da parte del primo ministro Manmohan Singh, l’India ha ancora molta strada da percorrere.3

Il Brasile è riuscito a ridurre la povertà  grazie al progetto denominato “Bolsa Familia”, fortemente sostenuto dal presidente Luiz Inà¡cio Lula de Silva. Si tratta di un programma di assistenza che offre fino a 35 dollari al mese alle madri povere, a patto che tengano i figli iscritti a scuola, li facciano vaccinare e visitare regolarmente. Tra il 1990 e il 2007 la percentuale di popolazione brasiliana al di sotto della soglia di indigenza è scesa dal 15 al 5%. Ne hanno beneficiato 11 milioni di famiglie, all’incirca un quarto degli abitanti del paese, e negli ultimi cinque anni il programma ha elevato del 22% il reddito delle famiglie. In confronto, i redditi dei contribuenti più ricchi sono cresciuti soltanto del 5%. Rosani Cunha, direttrice del programma a Brasilia, ha osservato che “sono davvero pochi i paesi che sono riusciti a ridurre contemporaneamente diseguaglianze e povertà “.4

Molti paesi del Sudest asiatico, come la Thailandia, il Vietnam e l’Indonesia hanno compiuto progressi notevoli. Questi risultati nel continente asiatico sembravano confermare che, salvo imprevisti economici di più ampia scala, la povertà  avrebbe potuto essere dimezzata entro il 2015, obiettivo incluso tra i Millennium Development Goal (Obiettivi di Sviluppo del Millennio) delle Nazioni Unite. Infatti, in una valutazione del 2008, la Banca Mondiale affermava che tutte le regioni in via di sviluppo, con l’evidente eccezione dell’Africa subsahariana, si stavano muovendo nella giusta direzione per ridurre entro il 2015 la percentuale di coloro che vivono al di sotto della soglia di povertà .5

Tuttavia, questa valutazione ottimistica è stata presto modificata. All’inizio del 2009, la Banca Mondiale ha dichiarato che, tra il 2005 e il 2008, l’incidenza della povertà  è aumentata nell’Estremo e Medio Oriente, nell’Asia Meridionale e nell’Africa subsahariana, soprattutto in conseguenza dell’aumento dei prezzi dei generi alimentari che ha colpito duramente i più poveri. A questo fenomeno si è aggiunta la crisi economica globale che ha drammaticamente aumentato le fila dei disoccupati e ha ridotto i flussi delle rimesse da parte dei parenti emigrati all’estero. Secondo le stime dalla Banca Mondiale, il numero di coloro che vivono in “estrema povertà “, ovvero con meno di 1,25 dollari al giorno, è aumentato di almeno 130 milioni di individui. La Banca Mondiale ha osservato che “44 milioni di bambini potrebbero aver riportato danni fisici e cognitivi permanenti causati dalla malnutrizione come conseguenza del rincaro dei generi alimentari avvenuto nel corso del 2008”.6

Gli 820 milioni di abitanti dell’Africa subsahariana stanno scivolando verso uno stato di indigenza ancora più profondo. Fame, analfabetismo e malattie sono in aumento, annullando parzialmente i risultati raggiunti in Cina e in Brasile. Anche i paesi inclusi nel gruppo degli stati in fallimento stanno facendo dei passi indietro. Secondo la Banca Mondiale, infatti, il numero di persone che vivono in condizioni di povertà  estrema in questi stati è raddoppiato rispetto al 1990.7

Oltre alla lotta all’indigenza, gli altri Obiettivi del Millennio prevedono di dimezzare il numero di coloro che soffrono la fame e che non hanno accesso all’acqua potabile, di raggiungere l’educazione primaria universale e di contrastare la diffusione delle malattie infettive, in particolare della malaria e dell’HIV. Strettamente correlati sono poi gli obiettivi della riduzione della mortalità  materna di tre quarti, e di due terzi quella dei bambini al di sotto dei 5 anni.8

Sotto il profilo dell’alimentazione, è cresciuto il numero delle persone affette da fame e malnutrizione. Si è così invertito il trend che ha caratterizzato la seconda metà  del XX secolo, e si è passati dagli 825 milioni della metà  degli anni Novanta, a circa 850 milioni nel 2000 fino a oltre un miliardo nel 2009. A questo aumento hanno contribuito una serie di fattori, ma il principale è senz’altro la massiccia conversione di grano in etanolo nelle raffinerie americane. I cereali usati negli Stati Uniti nel 2009 per la sintesi di carburante per autotrazione avrebbero potuto nutrire 340 milioni di persone per un anno.9

L’obiettivo di dimezzare entro il 2015 la percentuale di coloro che soffrono la fame non appare raggiungibile se persevereremo nel modello economico del business as usual. Di contro, il numero di bambini che accedono all’istruzione primaria sembra in crescita, ma gran parte dei progressi sono concentrati in pochi grandi paesi, tra i quali l’India, il Bangladesh e il Brasile.10
Quando le Nazioni Unite hanno delineato gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, hanno omesso qualsiasi riferimento relativo alla pianificazione familiare e demografica, nonostante, come si legge nel report di una Commissione interparlamentare britannica del gennaio 2007, “gli Obiettivi del Millennio saranno difficili o impossibili da raggiungere con gli attuali livelli di crescita demografica nei paesi e nelle regioni meno sviluppate”. Seppur tardivamente, le Nazioni Unite hanno in seguito approvato un nuovo obiettivo che mira all’accesso universale ai servizi di salute riproduttiva entro il 2015.11

In qualunque paese, l’unica alternativa praticabile è quella di puntare a una media di due figli per coppia. Ogni popolazione che cresce di numero in maniera incontrollata sopravanza i suoi naturali mezzi di sostentamento. E ogni popolazione che diminuisce costantemente nel lungo periodo è destinata a scomparire.

In un mondo sempre più integrato, con un numero crescente di paesi in difficoltà , eliminare la povertà  e stabilizzare la popolazione sono diventati questioni di sicurezza nazionale. Rallentare la crescita demografica aiuta a sradicare la povertà  e le sue conseguenze, ed eliminare l’indigenza aiuta a rallentare la crescita della popolazione. Con un tempo così limitato per arrestare il declino dei sistemi naturali di supporto all’economia, è evidente l’urgenza di muoversi simultaneamente su entrambi i fronti.

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