PIANO B 4.0 | 7.1 Istruzione per tutti


L’istruzione universale è uno dei modi per ridurre le diseguaglianze tra ricchi e poveri. Affinché ciò avvenga, è però necessario che i 75 milioni di bambini che non seguono nessun programma di scolarizzazione siano messi in condizione di farlo. Chi cresce senza un’educazione formale incontra infatti con grossi limiti, che quasi certamente lo condanneranno a rimanere in condizioni di povertà . In un mondo sempre più integrato, questa disparità  crescente diventa di per sé una causa di instabilità . Il premio Nobel per l’economia Amartya Sen mette chiaramente a fuoco questo punto: “L’incapacità  di leggere, scrivere e far di conto è una minaccia per l’umanità  più grave del terrorismo”.12

Al fine di raggiungere l’istruzione di base universale, la Banca Mondiale ha introdotto il programma Education for All, grazie al quale ogni nazione che presenti un piano ben definito può ottenere un supporto finanziario. I tre requisiti che devono essere soddisfatti dai paesi richiedenti sono: un piano ragionevole per raggiungere gli obiettivi, investimenti significativi nel progetto e una gestione trasparente dei fondi. Se questo programma sarà  pienamente implementato, tutti i bambini dei paesi a basso reddito potranno ottenere un’educazione scolare primaria entro il 2015, facilitandone così l’uscita dalla povertà .13

Alcuni risultati sono già  stati raggiunti. Nel 2000, circa il 78% dei bambini nei paesi in via di sviluppo ha completato la propria istruzione primaria, mentre nel 2006 questo valore è salito all’85%. Gli incrementi sono stati notevoli ma disomogenei, tanto che la Banca Mondiale ha concluso che solo 58 dei 128 paesi a basso reddito raggiungeranno l’obiettivo dell’istruzione universale entro il 2015.14

Una larga maggioranza di coloro che ancora oggi vivono in povertà  è costituita da figli di persone povere. Si può in effetti affermare, che la povertà  è in gran parte una condizione ereditaria. L’istruzione, in particolare quella femminile, è la via per uscire dalla povertà . Al crescere del livello di educazione delle donne diminuisce il tasso di fertilità . Le madri con almeno cinque anni di scuola perdono inoltre meno figli durante il parto o nella prima infanzia, rispetto alle loro pari meno istruite. Dopo uno studio condotto su 72 paesi l’economista Gene Sperling è arrivato alla conclusione che “l’aumento dell’istruzione secondaria delle donne potrebbe essere la miglior singola misura per ottenere riduzioni sostanziali della fertilità “.15

L’istruzione di base permette anche l’incremento della produttività  agricola, poiché ci si può avvalere di materiale stampato per diffondere informazioni per migliorare le pratiche di coltivazione. è evidente il vantaggio per un contadino che sappia leggere le istruzioni su una confezione di fertilizzante; allo stesso modo, la capacità  di leggere l’etichetta di un pesticida può salvare la vita.

La scuola può poi informare i giovani sui rischi dell’infezione da HIV. L’età  scolare, e non quando sono già  infetti, è il momento giusto per informare e istruire i ragazzi sul virus e sui comportamenti che ne favoriscono la diffusione. I giovani possono anche essere mobilitati per condurre campagne preventive tra i loro coetanei. E’ indispensabile formare un corpo insegnante nei paesi a basso reddito, in particolare in quelli dove i docenti sono stati decimati dall’AIDS. Istituire borse di studio per gli studenti più promettenti provenienti dalle famiglie povere in cambio della promessa di svolgere un periodo di insegnamento di almeno cinque anni potrebbe essere un investimento molto proficuo. Un sistema simile aiuterebbe ad assicurare la disponibilità  delle risorse umane necessarie per il raggiungimento dell’istruzione universale, e aprirebbe nel contempo la porta ai talenti provenienti dai segmenti più poveri della società .

Gene Sperling crede che i vari progetti debbano essere destinati agli strati della società  più difficili da raggiungere, in particolare alle ragazze povere delle aree rurali. L’Etiopia ha svolto un ruolo pionieristico con le Girls Advisory Committees. Le rappresentanti di questi gruppi si recano dai genitori, che cercano di far sposare il prima possibile le loro figlie, e li incoraggiano a lasciarle continuare la scuola. Alcuni paesi, come il Brasile e il Bangladesh, attualmente elargiscono borse di studio o incentivi alle famiglie bisognose, aiutando così le ragazze di nuclei familiari indigenti a ricevere l’istruzione di base.16 Si stima siano necessari 10 miliardi di dollari in più rispetto alla spesa attuale per raggiungere l’obiettivo dell’istruzione universale di base: non è più accettabile che ci siano bambini che non hanno mai frequentato una scuola.17

Via via che il mondo diventa più integrato dal punto di vista economico, gli 800 milioni di adulti analfabeti subiscono limitazioni crescenti. Questo deficit potrebbe essere fronteggiato lanciando, col supporto di volontari, campagne di alfabetizzazione dirette agli adulti. La comunità  internazionale potrebbe offrire fondi, materiale educativo e consulenti esterni, prendendo ad esempio il modello adottato in Bangladesh e in Iran, che hanno entrambi efficaci programmi di istruzione. Una campagna di questo tipo aggiungerebbe alla spesa altri 4 miliardi di dollari l’anno.18

Pochi incentivi alla scolarizzazione risultano essere efficaci come l’istituzione delle mense scolastiche, soprattutto nei paesi più poveri. Negli Stati Uniti, dal 1946 in poi, ogni bambino della scuola pubblica ha avuto accesso a un programma di mensa scolastica che garantisce almeno un pasto completo al giorno. I benefici ottenuti da questo programma a copertura nazionale sono innegabili.19

I bambini ammalati o affamati perdono molti giorni di scuola e, anche quando possono frequentarla, non ottengono buoni risultati. Jeffrey Sachs, dell’Earth Institute della Columbia University, osserva che “i bambini ammalati vanno incontro a riduzioni della produttività  a causa dell’interruzione della frequentazione scolastica, a cui si aggiungono malesseri fisici e cognitivi”. Una volta lanciati i programmi di mensa scolastica nei paesi a basso reddito, aumentano le iscrizioni nelle scuole, crescono i tassi di apprendimento e i bambini rimangono a scuola più anni.20

Le bambine ne beneficiano particolarmente. Attratte a scuola dal pranzo, passano più tempo a studiare, si sposano più tardi e hanno meno figli. Questa è una strategia vincente su più fronti. Adottare programmi di mensa scolastica nei 44 paesi col reddito più basso costerebbe approssimativamente 6 miliardi di dollari l’anno in più rispetto alla cifra che le Nazioni Unite stanziano attualmente per la lotta alla fame.21

E’ inoltre indispensabile migliorare lo stato nutrizionale dei bambini anche nell’età  prescolare. L’ex senatore George McGovern osserva che “anche nei paesi più poveri dovrebbe essere disponibile un programma per le donne, i neonati e i bambini (Woman, Infant, Child, WIC), che offra supplementi alimentari alle donne in gravidanza e alle madri in allattamento”. E’ chiaro che il WIC statunitense, con 33 anni di esperienza, ha conseguito successi enormi nel migliorare lo stato nutrizionale, la salute e lo sviluppo dei bambini in età  prescolare provenienti da famiglie povere. Se questo programma potesse essere esteso fino a raggiungere le donne in gravidanza, le madri in allattamento e i neonati dei 44 paesi a reddito più basso, aiuterebbe a sfamare milioni di bambini in una fase della loro vita nella quale ciò potrebbe fare un’enorme differenza.22

Questi tentativi, seppur costosi, non lo sono se paragonati alle perdite di produttività  annuali dovute alla fame. McGovern pensa che questa iniziativa possa aiutare a “prosciugare la palude della fame e della disperazione, che rappresenta un potenziale terreno di reclutamento per i terroristi”. In un mondo in cui immense ricchezze vengono accumulate da pochi ricchi, è assurdo che ci siano ancora luoghi in cui dei bambini vanno a scuola affamati.23

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