PIANO B 4.0 | 7.4 Il salvataggio degli stati in fallimento


Una delle sfide fondamentali che la comunità  internazionale si trova ad affrontare è come aiutare gli stati che stanno fallendo. I programmi tradizionali di aiuto internazionale non sono più efficaci, e la posta in gioco non potrebbe essere più alta. Se il numero di nazioni in crisi dovesse continuare ad aumentare, questo trend si tradurrà  in un collasso generalizzato della civiltà . In qualche modo, è necessario invertire questa tendenza.

Fino ad ora la progressione verso il fallimento è stata a senso unico: solo alcuni paesi, tra cui la Liberia e la Colombia, sono riusciti a invertire questa tendenza. Secondo la classifica annuale degli stati in fallimento stilata da Foreign Policy, nel 2005 la Liberia era al nono posto. Dopo 14 anni di brutale guerra civile, che ha provocato 200 mila morti, la situazione è cominciata a migliorare nel 2005, con l’elezione a presidente di Ellen Johnson-Sirleaf, laureata alla Kennedy School of Government di Harvard e funzionario della Banca Mondiale. Grazie a uno sforzo energico per sradicare la corruzione, e ai 15 mila uomini del contingente multinazionale di pace dell’ONU che hanno garantito la sicurezza, ricostruito strade, scuole e ospedali e addestrato le forze di polizia, questo paese lacerato dalla guerra ha potuto ricominciare a prosperare. Nel 2009, la Liberia era scesa al trentatreesimo posto nella classifica di Foreign Policy.74

In Colombia, il miglioramento dell’economia, legato alle alte quotazioni del caffè e alla crescente legittimità  del governo, ha favorito l’inversione di tendenza. Quattordicesima nel 2005, nel 2009 era quarantunesima nella classifica di Foreign Policy. Certamente né la Colombia né la Liberia sono ancora fuori pericolo, ma si stanno entrambe muovendo nella giusta direzione.75

Gli stati in bancarotta sono un fenomeno relativamente nuovo che richiede risposte specifiche. I programmi tradizionali di assistenza non sono più adeguati. Il fallimento di uno stato è un problema sistemico, e richiede quindi un approccio sistemico. Il Regno Unito e la Norvegia hanno riconosciuto che le nazioni in crisi richiedono una speciale attenzione e hanno messo a disposizione fondi per il coordinamento tra le agenzie che si occupano dei meccanismi di risposta. è presto per dire se questi interventi saranno efficaci; tuttavia, questi due paesi sono stati i primi a prendere atto della necessità  di una specifica strategia di tipo istituzionale.76

L’impegno degli Stati Uniti a favore dei paesi deboli o a rischio di bancarotta è al momento frammentario. La responsabilità  ricade su diversi dipartimenti governativi, compreso il Dipartimento di Stato, quello del Tesoro e quello dell’Agricoltura, solo per nominarne alcuni. All’interno del solo Dipartimento di Stato, diversi uffici si occupano a loro volta del problema. Questa mancanza di coordinamento è stata sottolineata dalla Commissione Hart-Rudmand sulla sicurezza nazionale nel XXI secolo: “Allo stato attuale, la responsabilità  per la prevenzione e risoluzione delle crisi è dispersa tra molteplici agenzie di sviluppo internazionale, tra i loro amministratori, gli uffici statali e i sottosegretariati di Stato. In pratica, pertanto, nessuno è responsabile”.77

E’ quindi necessaria la creazione di una nuova agenzia a livello di gabinetto del Presidente, un vero e proprio Dipartimento per la Sicurezza Globale (Department of Global Security, DGS) che possa sviluppare una politica coerente nei confronti di ogni stato in via di fallimento o falliti. Questa raccomandazione, presentata in un report della Commission on Weak States and U.S. National Security, sottolinea che le minacce alla sicurezza degli Stati Uniti provengono in misura sempre minore dalle potenze militari e sempre di più dalle situazioni di instabilità  (rapida crescita demografica, povertà , deterioramento degli ecosistemi, carenze idriche). La nuova agenzia dovrebbe incorporare le altre già  esistenti, e tutti i programmi di assistenza agli stati esteri attualmente in corso presso differenti dipartimenti. In questo modo si centralizzerebbe la responsabilità  degli Stati Uniti sugli aiuti allo sviluppo all’estero. Il Dipartimento di Stato dovrebbe fornire a questa nuova agenzia il supporto diplomatico, collaborando allo sforzo necessario a invertire il processo di fallimento degli stati più fragili.78

Questo nuovo Department of Global Security potrebbe essere finanziato riallocando le risorse fiscali del Dipartimento della Difesa. In realtà  quello del DGS diventerebbe il nuovo budget della difesa stessa, e dovrebbe essere focalizzato sullo studio delle cause del fallimento degli stati, sull’aiuto alla stabilizzazione della popolazione, al ripristino ambientale, allo sradicamento della povertà , alla diffusione della scolarizzazione primaria, al rispetto della legalità  attraverso il rafforzamento delle forze dell’ordine e del sistema giudiziario.
Il DGS si dovrebbe occupare anche della produzione e del traffico internazionale degli stupefacenti e potrebbe affrontare questioni come la cancellazione del debito e l’accesso al mercato, rendendoli parte integrante della politica americana. Potrebbe anche diventare il centro di coordinamento della politica estera e interna statunitense, in modo da evitare che le politiche interne, come i sussidi all’esportazione del cotone o i sussidi per convertire cereali in carburante, possano contribuire al fallimento di altri paesi. Potrebbe diventare, per gli Stati Uniti, uno strumento per concentrarsi sui problemi e assumere la guida di un crescente sforzo internazionale per ridurre il numero degli stati in fallimento. E infine, questa agenzia, attraverso prestiti garantiti, potrebbe incentivare gli investimenti privati negli stati in difficoltà , favorendone così lo sviluppo.

Gli Stati Uniti potrebbero inoltre rinforzare il Peace Corps, un corpo di volontari capaci di supportare i programmi di base, come l’insegnamento o l’assistenza ai programmi di pianificazione familiare, la riforestazione e il microcredito. Questa iniziativa sarebbe destinata soprattutto ai giovani, promuovendo la nascita di un senso d’orgoglio e responsabilità  civile. Gli Stati Uniti hanno poi una riserva di pensionati altamente specializzati in settori come il management, la contabilità , la normativa, l’educazione e la medicina. Le loro competenze potrebbero essere mobilitate attraverso l’istituzione di un servizio civile senior con cui fornire aiuto agli stati in difficoltà .

Esiste già  un certo numero di organizzazioni volontarie che si affidano ai talenti e all’entusiasmo dei giovani e dei meno giovani, come i Peace Corps, il Teach for America e i Senior Corps. La situazione attuale richiede però uno sforzo molto più ambizioso e sistematico.
Il mondo è entrato in una nuova era, nella quale non esiste sicurezza nazionale senza sicurezza globale. Dobbiamo riconoscerlo e riorganizzare i nostri sforzi per rispondere a questa nuova realtà.

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