PIANO B 4.0 | 8.5 Proteggere la diversità  vegetale e animale


I due passaggi fondamentali da intraprendere per proteggere la straordinaria biodiversità  del pianeta consistono nella stabilizzazione della popolazione e del clima mondiali. Se arriveremo, come previsto, a 9 miliardi di individui entro la metà  del secolo, moltissime specie animali e vegetali scompariranno dal pianeta semplicemente per mancanza di spazio. Se la temperatura dovesse continuare a salire, ogni ecosistema terrestre subirà  delle trasformazioni.59

La tutela dell’ampia biodiversità  del pianeta è una delle ragioni per cui occorre stabilizzare la popolazione umana intorno agli 8 miliardi entro il 2040. Aumentare la produttività  dei terreni agricoli è sempre più difficile e se la crescita demografica dovesse perdurare, arriveremo ad abbattere le foreste tropicali dei bacini dell’Amazzonia, del Congo e delle più lontane isole dell’Indonesia per far spazio all’agricoltura.
Per proteggere le specie marine e d’acqua dolce è fondamentale una migliore gestione delle risorse idriche. Se i fiumi verranno prosciugati per soddisfare i crescenti bisogni irrigui delle colture e di acqua per le città , i pesci e le altre specie acquatiche non potranno sopravvivere.

Il più noto e popolare sistema per tutelare piante e animali consiste nella realizzazione di riserve naturali, e già  milioni di chilometri quadrati (pari al 13% della superficie terrestre) sono stati selezionati a questo scopo. Molti di questi parchi però, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, esistono soltanto sulla carta e per diventare realtà  hanno bisogno di maggiori risorse.60

Circa 20 anni fa Norman Myers, insieme ad altri scienziati, aveva concepito l’idea dei cosiddetti hotspots della biodiversità , quelle aree che essendo particolarmente ricche dal punto di vista biologico meritano protezione speciale. I 34 hotspots allora identificati si estendevano sul 16% della superficie terrestre, ma oggi ne coprono meno del 3%, soprattutto a causa della distruzione degli habitat naturali. Sia i gruppi ambientalisti sia i governi condividono l’importanza della protezione di queste regioni biologicamente speciali.61

Nel 1973 gli Stati Uniti si sono dotati dell’Endangered Species Act, la legge per la tutela delle specie in pericolo di estinzione. Questa normativa proibisce attività  quali la deforestazione per attività  agricole, lo sviluppo edilizio e il prosciugamento di terreni paludosi quando rappresentino una minaccia per le specie considerate in pericolo o in via d’estinzione. Se non fosse stato per questa legge molte specie sarebbero già  scomparse, tra queste anche il bald eagle (l’aquila dalla testa bianca), il simbolo degli Stati Uniti d’America.62

Vi è un’altra promettente scuola di pensiero che auspica l’estensione della tutela delle specie anche alle aree agricole, urbane, stradali e così via. Una tale iniziativa avrebbe fra i vari effetti benefici quello di proteggere e rinforzare i corridoi per gli animali selvatici. I piani d’azione sviluppati dall’U.S. Fish and Wildlife Service per la tutela degli animali selvatici nei diversi Stati dell’Unione potrebbero essere utilizzati come modello di riferimento.

L’approccio tradizionale di recintare un’area e chiamarla riserva naturale o parco non è più sufficiente per proteggere la biodiversità : non esiste alcun ecosistema sul pianeta che siamo in grado di tutelare se contemporaneamente non ci impegniamo a stabilizzare il clima e la crescita demografica.

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