PIANO B 4.0 | 8.6 Il budget per rigenerare la Terra


Con l’obiettivo di ottenere stime ragionevoli e senza la pretesa di fornire numeri precisi, siamo in grado di calcolare il budget necessario alla rigenerazione del pianeta, effettuando una stima approssimativa della spesa per la riforestazione, per la protezione del suolo, per il ripristino dei pascoli e delle riserve ittiche, per la stabilizzazione della falda freatica e per la protezione della biodiversità  (vedi tabella 8.1).63

Fonte: vedi nota 63.

Il calcolo del costo della riforestazione è reso più complicato dalla diversità  degli approcci adottati. Il successo straordinario ottenuto nella riforestazione della Corea del Sud si è basato quasi completamente sul lavoro locale. Altre nazioni, compresa la Cina, hanno cercato di riforestare su larga scala, ma in condizioni di maggiore aridità  e con minore successo.64 Nel calcolo dei costi bisogna concentrarsi sui paesi emergenti, poiché nelle nazioni industrializzate le aree boschive sono già  in espansione. Nelle nazioni in via di sviluppo, per soddisfare la richiesta di legna sono necessari qualcosa come 55 milioni di ettari in più di foresta. La conservazione del suolo e il ripristino della stabilità  idrogeologica necessitano approssimativamente di altri 100 milioni di ettari situati in migliaia di bacini idrografici dei paesi emergenti. Individuando alcune sovrapposizioni tra queste due necessità , si ridurrebbero gli ettari necessari da 155 a 150 milioni. A ciò vanno aggiunti altri 30 milioni di ettari per la produzione di legname, carta e altri derivati forestali.65

Presumibilmente le vere e proprie piantagioni potranno contribuire solo in piccola parte a fornire gli alberi necessari. Molti altri alberi saranno piantati ai margini dei villaggi, lungo i bordi dei campi e delle strade, su piccoli appezzamenti di terreni e sui fianchi spogli delle colline. Sarà  necessario il lavoro locale, in parte retribuito, in parte volontario, da svolgere principalmente nei periodi dell’anno meno impegnativi a livello agricolo. In Cina gli agricoltori che piantano alberi dove una volta coltivavano cereali sono ripagati in grano (proveniente dalle riserve di stato) per un periodo di cinque anni, durante i quali gli alberi attecchiscono.66

Se le piantine da vivaio, come stima la Banca Mondiale, costano 40 dollari al migliaio e se in media ne sono necessarie 2.000 per ettaro, il costo totale è di 80 dollari a ettaro. Il costo della manodopera per la piantumazione degli alberi è elevato, ma poiché la maggior parte del lavoro potrebbe essere svolto da volontari locali, possiamo presumere un totale di 400 dollari per ettaro, comprese le piantine e la messa a dimora. Per il totale di 150 milioni di ettari da piantare nel prossimo decennio, si possono calcolare circa 15 milioni di ettari l’anno, a un costo di 400 dollari l’uno, pari a una spesa annuale di 6 miliardi di dollari.67

E questo per quanto riguarda la protezione del suolo, la riduzione delle inondazioni e la fornitura di legna da ardere, con conseguente sequestro di anidride carbonica. Ma dato che la stabilizzazione del clima è essenziale, è utile conteggiare separatamente il costo di riforestazione ai fini del puro stoccaggio di CO2. Così facendo si potrebbero rimboschire centinaia di milioni di ettari di territori marginali nel corso dei prossimi dieci anni. Trattandosi di un’iniziativa più strettamente commerciale, mirata esclusivamente al ripristino di territori degradati e allo stoccaggio della CO2, potrebbe rivelarsi più costosa. Utilizzando il prezzo stimato di 200 dollari per tonnellata di anidride carbonica sequestrata, l’intervento costerebbe 17 miliardi di dollari l’anno.68

Conservare la superficie del suolo terrestre riducendo l’erosione fino a portarla a un ritmo analogo a quello della formazione di nuovo suolo comporta due attività  principali. La prima è di mettere a riposo i terreni altamente erodibili che non possono sostenere le coltivazioni: si stima che si tratta di un decimo dei terreni agricoli del mondo, responsabili però di circa la metà  di tutta l’erosione. Per gli Stati Uniti, questo ha significato mettere a riposo 14 milioni di ettari. Il costo dell’inattività  di queste aree è di 125 dollari a ettaro per anno. In totale, i versamenti annuali agli agricoltori per piantare erba e alberi su questi terreni, sotto forma di contratti decennali, si sono avvicinati ai due miliardi di dollari.69

Il secondo passo consiste nell’adozione di metodi di conservazione sul resto del territorio che è soggetto a erosione eccessiva, ovvero eccedente il ritmo naturale di formazione di nuovo suolo. Significa incentivare gli agricoltori perché adottino metodi di conservazione quali la recinzione dei terreni, la coltivazione a strisce alternate a maggese (strip-crossing) e le tecniche no-till e minimum till. Queste spese per gli Stati Uniti ammontano a circa un miliardo di dollari l’anno.70

Estendendo queste valutazioni al resto del mondo, si può presumere che il 10% circa dei terreni agricoli siano altamente erodibili e dovrebbero essere convertiti a pascolo o a foresta prima che lo strato superficiale del suolo si disperda e si trasformi in terreno improduttivo.
Per gli Stati Uniti e la Cina – i principali produttori agricoli che insieme raccolgono più di un terzo dei cereali prodotti nel mondo – l’obiettivo ufficiale (del Piano B) è di mettere a riposo un decimo di tutti i terreni agricoli.

In Europa l’obiettivo potrebbe essere molto inferiore a questo 10%, mentre in Africa e nei paesi andini dovrebbe essere molto più elevato. A livello mondiale convertire a prateria o a foresta il 10% dei terreni agricoli altamente erodibili sembra un obiettivo ragionevole.
Poiché negli Stati Uniti, che detengono un ottavo di tutti i terreni agricoli mondiali, questa spesa ammonta a circa due miliardi di dollari, la spesa globale totale dovrebbe essere di circa 16 miliardi di dollari all’anno.71

Presumendo che la necessità  di adottare metodi per la conservazione del suolo sia ovunque paragonabile a quella degli Stati Uniti, dobbiamo ancora moltiplicare la spesa statunitense di un miliardo annuo per otto, per un totale di 8 miliardi di dollari per l’intero pianeta. Sommando le due componenti,16 miliardi di dollari per la messa a riposo dei terreni e 8 miliardi per la conservazione del suolo, arriviamo a una spesa mondiale annua di 24 miliardi di dollari.72

Per i dati sul costo della protezione e rigenerazione dei pascoli diamo un’occhiata al piano ONU chiamato Plan of Action to Combat Desertification, che si concentra sulle regioni aride e che comprende circa il 90% di tutti i pascoli. Si valuta una spesa di circa 183 miliardi di dollari su un periodo ventennale, il che equivale a circa 9 miliardi di dollari l’anno. I sistemi di rigenerazione comprendono miglioramenti nella gestione dei pascoli, incentivi per eliminare la sovrapproduzione, attività  di rinverdimento grazie a periodi di riposo con divieto di pascolo.73

E’ un’impresa costosa, ma ogni dollaro investito nella rigenerazione delle aree a pascolo produce un ritorno di 2,5 dollari grazie all’aumento di produttività  dell’ecosistema del pascolo stesso. Da un punto di vista sociale, i paesi con una popolazione principalmente dedita alla pastorizia, hanno le aree da pascolo più deteriorate e sono invariabilmente tra i più poveri del mondo. Non prendere provvedimenti contro il deterioramento porta non solo alla perdita di produttività  del territorio, ma anche alla scomparsa delle fonti di sostentamento e dunque genera milioni di rifugiati. E infine, anche se il dato non è qui quantificato, la rigenerazione dei territori vulnerabili porterà  anche a benefici legati al sequestro della CO2.74

Il ripristino delle zone di pesca oceaniche è incentrato soprattutto sulla realizzazione di un sistema mondiale di riserve marine, che coprirebbe circa il 30% della superficie oceanica. Utilizzando i calcoli dettagliati della ricerca inglese già  citata in questo capitolo, si ha una valutazione di spesa di circa 13 miliardi l’anno.75

Per la protezione della fauna selvatica, il conto è un po’ più alto. Il World Parks Congress valuta che il deficit annuo negli stanziamenti necessari a gestire e a proteggere le aree esistenti destinate a parco è di circa 25 miliardi di dollari l’anno. Inoltre, sono necessarie aree supplementari, fra le quali quelle che comprendono gli hotspots della biodiversità , che costerebbero forse altri 6 miliardi di dollari l’anno, per un totale complessivo di 31 miliardi di dollari.76

Per stabilizzare le falde freatiche possiamo solo fare ipotesi. La chiave per tutelare le risorse idriche è incrementarne la resa e per questo abbiamo l’esperienza accumulata in circa mezzo secolo di crescita sistematica della produttività  dei terreni. Gli elementi necessari per valutare un modello delle risorse idriche sono: la ricerca di metodologie e di tecniche di irrigazione più efficienti, la diffusione dei risultati delle ricerche agli agricoltori e infine gli incentivi economici che li incoraggino ad adottare tali tecnologie e pratiche irrigue.

Le aree agricole in cui applicare queste tecniche d’irrigazione più efficienti sono molto più ridotte rispetto alle zone dove sono adottabili sistemi di efficienza di produzione del terreno. Infatti, solo circa un quinto dei terreni agricoli del mondo sono irrigati. Per la diffusione dei risultati delle ricerche sull’irrigazione oggi abbiamo a disposizione due opzioni. Una è lavorare attraverso i consorzi agrari e le associazioni di categoria, che hanno anche la funzione di diffondere fra gli agricoltori le informazioni su un ampio spettro di temi, compresa l’irrigazione. L’altra è lavorare attraverso le associazioni degli utenti dei servizi idrici che si sono formate in molti paesi. Il vantaggio dell’ultima soluzione è che queste associazioni sono dedicate esclusivamente all’uso dell’acqua.77

Per gestire le risorse idriche sotterranee in maniera efficiente bisogna conoscere il quantitativo d’acqua che viene pompato e la velocità  di ripristino degli acquiferi. In gran parte delle nazioni questa informazione semplicemente non è disponibile: per avere questi dati bisognerebbe installare contatori sulle pompe dei pozzi di irrigazione come è stato fatto in Giordania e in Messico.78

In alcuni paesi il capitale necessario a sovvenzionare un programma sulle risorse idriche può essere reperito eliminando i sussidi che spesso incoraggiano lo spreco d’acqua. Talvolta sono sussidi di tipo energetico, come in India; altre volte forniscono acqua a un prezzo ben inferiore al costo reale, come negli Stati Uniti. Eliminare questi incentivi avrà  come effetto l’aumento del prezzo dell’acqua e di conseguenza ne favorirà  un utilizzo più efficiente. In termini di risorse economiche extra, tra stanziamenti per la ricerca e incentivi agli agricoltori per diffondere l’uso di tecnologie idriche più efficienti, si suppone che sarà  necessario un investimento di 10 miliardi di dollari all’anno.79
In totale quindi rigenerare la Terra richiederà  una spesa supplementare di 110 miliardi di dollari l’anno. Molti si chiederanno se il mondo possa affrontare questa spesa. Ma la sola domanda corretta è se possa permettersi di non farlo.

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