PIANO B 4.0 | 9.1 Incrementare la produttività  dei suoli


Negli ultimi due decenni, gli investimenti nel settore agricolo delle agenzie internazionali per lo sviluppo sono stati fortemente rallentati. Alcuni fra i paesi in via di sviluppo più importanti come Cina e Brasile si sono mossi per conto loro, ma molti altri ne hanno risentito.2

Prima del 1950, l’espansione delle forniture alimentari derivava quasi interamente dall’aumento delle superfici coltivabili. Dopo la Seconda guerra mondiale, non appena i confini nazionali vennero superati dalla nascente globalizzazione e la crescita demografica prese ad accelerare, si registrò un rapido aumento della produttività  dei suoli. Fra il 1950 e il 2008 le rese sono quasi triplicate, balzando da 1,1 a 3,2 tonnellate per ettaro. Fra il 1950 e il 1973 gli agricoltori hanno raddoppiato i raccolti di cereali in quella che è stata una delle conquiste più spettacolari della storia dell’agricoltura mondiale. In altre parole, nell’arco di questi 23 anni la crescita del raccolto cerealicolo ha eguagliato quella dei precedenti 11 mila anni.3

Dopo diversi decenni di rapida crescita, è oggi sempre più difficile incrementare la produttività  dei suoli. Dal 1950 al 1990 la produttività  mondiale dei terreni destinati a cereali è aumentata del 2,1% all’anno, ma dal 1990 al 2008 l’incremento annuale è stato solo dell’1,3%.4

Gli aumenti delle rese sono dovuti prevalentemente a tre fattori: il crescente uso di fertilizzanti, il diffondersi dell’irrigazione e lo sviluppo di varietà  più produttive. Non appena gli agricoltori provarono a superare i vincoli imposti dai nutrienti naturalmente presenti nei terreni colturali, l’uso di fertilizzanti balzò da 14 milioni di tonnellate nel 1950 a 175 milioni di tonnellate nel 2008. In alcuni paesi, tra cui gli Stati Uniti, molte nazioni dell’Europa occidentale e il Giappone l’uso di fertilizzanti si è stabilizzato. Ciò dovrebbe esser fatto anche in Cina e in India, in quanto ognuna delle due attualmente utilizza più fertilizzanti degli Stati Uniti.5

Per l’irrigazione dei loro terreni gli agricoltori usano sia acque di superficie sia acque da falde sotterranee. Le aree irrigate a livello mondiale sono aumentate da 94 milioni di ettari nel 1950 a 278 milioni nel 2000. Da allora sono cresciute molto poco. In futuro, ulteriori incrementi potranno probabilmente essere ottenuti attraverso miglioramenti dell’efficienza irrigua piuttosto che con l’espansione delle forniture di acqua.6
Il terzo fattore dell’incremento delle rese dei suoli è rappresentato dall’adozione di varietà  più produttive. Alla fine del XIX secolo alcuni scienziati giapponesi riuscirono a rimpicciolire le piante di frumento e di riso. Ciò ridusse la quota di glucosio prodotto dalla fotosintesi destinato alla paglia e aumentò quella destinata al chicco, il che si tradusse spesso nel raddoppio dei raccolti.7

Per quanto riguarda il mais, attualmente il cereale più coltivato a livello mondiale, i primi successi vennero ottenuti grazie all’ibridazione realizzata negli Stati Uniti. Attualmente, i raccolti di mais sono ancora in aumento, grazie agli avanzamenti spettacolari consentiti dai mais ibridi e ai più modesti risultati dovuti alle modificazioni genetiche.8

Di recente, gli scienziati cinesi hanno sviluppato delle varietà  ibride di riso commerciabili. Nonostante abbiano incrementato i raccolti, i vantaggi sono stati trascurabili in confronto a quelli ottenuti con il rimpicciolimento della pianta.9

Vi sono chiari segnali di stabilizzazione dei raccolti presso i maggiori produttori che pure utilizzano tutte le tecnologie disponibili. Per quanto riguarda il frumento, sembra che una volta che siano state raggiunte le 7 tonnellate di raccolto per ettaro sia quasi impossibile andare oltre. Ciò è confermato dal livellamento dei raccolti di frumento su questo valore in Francia e in Egitto, rispettivamente i più importanti produttori dell’Europa e dell’Africa.10

Nell’economia asiatica del riso, i maggiori raccolti si ottengono in Giappone, Cina e Corea del Sud. Tutti e tre questi paesi hanno raggiunto le 4 tonnellate per ettaro, e superare le 5 tonnellate è difficile. In Giappone si è arrivati alle 4 tonnellate per ettaro nel 1967, ma non si sono ancora raggiunte le 5 tonnellate. In Cina i raccolti di riso sembrano essersi livellati dopo aver raggiunto i valori giapponesi. La Corea del Sud è stabile attorno alle 5 tonnellate.11

Fra i tre cereali, il mais è l’unico il cui raccolto continua ad aumentare nei paesi ad alta produzione. Gli Stati Uniti, che forniscono il 40% dei raccolti mondiali di mais, si stanno avvicinando allo stupefacente quantitativo di 10 tonnellate per ettaro. Anche se l’uso dei fertilizzanti non è aumentato dal 1980, i raccolti di mais continuano a essere in ascesa in seguito agli enormi investimenti effettuati per migliorare la qualità  dei semi. Lo stato dello Iowa, con i raccolti di mais fra i più abbondanti del mondo, attualmente produce più cereali del Canada.12

Nonostante gli enormi progressi registrati in passato, sta diventando sempre meno facile incrementare la produzione alimentare mondiale. Ci sono sempre meno nuovi terreni produttivi da porre a coltura, espandere le aree di irrigazione è sempre più difficile e i profitti derivanti dall’utilizzo di fertilizzanti in molti paesi stanno diminuendo.

Il raggiungimento di raccolti abbondanti è legato alla possibilità  di avere un suolo che sia abbondantemente umidificato, sia con le piogge, come nel caso delle coltivazioni di mais del Midwest degli Stati Uniti e quelle di frumento dell’Europa occidentale, sia con l’irrigazione, come in Egitto, Cina e Giappone. I paesi che hanno suoli cronicamente aridi come l’Australia, gran parte dell’Africa e le grandi pianure del Nord America, non hanno realizzato incrementi significativi delle rese cerealicole. I raccolti di mais degli Stati Uniti sono quasi quadruplicati rispetto a quelli di frumento, in parte perché quest’ultimo viene coltivato in condizioni di piogge scarse. I raccolti di frumento in India attualmente sono quasi doppi di quelli australiani, e non perché gli agricoltori indiani siano più bravi, ma perché dispongono di più acqua.13

Alcuni paesi in via di sviluppo hanno incrementato notevolmente la produzione agricola. In India, dopo le inondazioni provocate dai monsoni del 1965, che resero necessaria l’importazione di un quinto dei raccolti di grano dagli Stati Uniti per evitare la carestia, venne attuata un nuova strategia agricola. Venne eliminato il prezzo massimo per i cereali destinati all’alimentazione delle città  e vennero introdotti sussidi per i cereali, al fine di incoraggiare gli agricoltori a investire nell’incremento della produttività  del suoli. La costruzione di stabilimenti per la sintesi di fertilizzanti passò dal settore pubblico a quello privato, il che ne permise una realizzazione più veloce. I frumenti ad alta produttività  che erano stati sviluppati in Messico e già  sperimentati in India, furono introdotti grazie al trasporto navale. Questi sviluppi consentirono all’India di raddoppiare i propri raccolti di frumento nel giro di sette anni. Nessun paese era mai riuscito a raddoppiare il raccolto di un alimento di base in un tempo così breve.14

Una situazione simile si verificò in Malawi, un paese di 15 milioni di abitanti, dopo che la siccità  del 2005 causò fame e morti per inedia. In risposta il governo emise dei buoni che garantivano ai piccoli agricoltori 90 chilogrammi di fertilizzante a un prezzo fortemente ridotto e confezioni gratuite di semi di mais di qualità . Grazie a questa politica di sussidi, il cui costo ammontava a circa 70 milioni di dollari all’anno ed era in parte finanziata da donazioni estere, il raccolto di mais del Malawi quasi raddoppiò nel giro di due anni, generando una situazione di sovrapproduzione. Per fortuna, i raccolti in eccesso vennero esportati nel vicino Zimbabwe, che stava attraversando una grave carestia.15

Alcuni anni prima, un’iniziativa simile era stata intrapresa in Etiopia. Anch’essa portò a un notevole incremento della produzione. Ma poiché non vi era modo né di distribuire il raccolto alle aree più remote né di esportare il surplus, si verificò un crollo dei prezzi che danneggiò gli agricoltori e minacciò la sicurezza alimentare dell’Etiopia. Questa esperienza evidenzia che la mancanza di infrastrutture è un grave limite allo sviluppo agricolo di gran parte dell’Africa: senza strade il trasporto dei fertilizzanti agli agricoltori e dei loro prodotti ai mercati è molto difficoltoso.16

Nei paesi più aridi dell’Africa, come il Ciad, il Mali, la Mauritania e la Namibia, non piove abbastanza per incrementare in modo significativo i raccolti. Con il miglioramento delle tecniche agricole sarebbero possibili incrementi modesti, ma molti di questi paesi non hanno beneficiato della rivoluzione verde per gli stessi motivi dell’Australia: l’aridità  del suolo e i limiti conseguenti nell’utilizzo di fertilizzanti.
La riduzione progressiva della disponibilità  di nuove tecniche agronomiche che possano incrementare i raccolti è fenomeno che si sta verificando su scala globale e che segnala la necessità  di una rivoluzione concettuale per aumentare il rendimento delle colture. Un modo è quello di impiegare varietà  che tollerano meglio freddo e siccità . I coltivatori statunitensi di mais hanno sviluppato varietà  più resistenti alla siccità , rendendo possibile lo spostamento delle coltivazioni verso ovest in Kansas, Nebraska e Sud Dakota. Per esempio il Kansas, un tempo leader nella produzione di frumento, ora produce più mais che grano. Allo stesso modo, la produzione di mais si sta spostando verso nord in Nord Dakota e in Minnesota.17

Un altro sistema per incrementare la produttività  dei suoli, laddove possibile, è quello di espandere le aree che consentono di ottenere più di un raccolto all’anno. In effetti, il triplicarsi dei raccolti mondiali verificatosi fra il 1950 e il 2000 fu in parte ottenuto grazie ai raccolti multipli asiatici. Le combinazioni più comuni sono quelle di frumento e mais nella Cina settentrionale, frumento e riso nell’India settentrionale e i doppi o tripli raccolti di riso nel sud della Cina e nell’India meridionale.18

La diffusione dei doppi raccolti di frumento invernale e di mais nelle pianure cinesi settentrionali ha contribuito a far balzare la produzione della Cina al punto da renderla competitiva con quella degli Stati Uniti. Il raccolto del frumento invernale e del mais arrivano ognuno a 5 tonnellate per ettaro. Insieme, coltivati a rotazione, possono raggiungere le 10 tonnellate annuali per ettaro. Il doppio raccolto di riso in Cina supera le 8 tonnellate per ettaro.19

Circa quarant’anni fa, la produzione di cereali nel nord dell’India si limitava quasi esclusivamente al frumento, ma con l’introduzione delle varietà  precoci e ad alto rendimento di frumento e riso, il grano può essere raccolto in tempo per piantare il riso. Questa combinazione è attualmente molto utilizzata in Punjab, nell’Haryana e in alcune zone dell’Uttar Pradesh. 3 tonnellate di frumento e 2 di riso significano una produzione totale di 5 tonnellate per ettaro, e ciò contribuisce a sfamare 1,2 miliardi di indiani.20

Nel Nord America e nell’Europa occidentale, che in passato hanno ridotto le aree coltivate per tenere sotto controllo la sovrapproduzione, esistono potenzialità  non sfruttate per ottenere doppi raccolti. Negli Stati Uniti nel 1996 si pose fine alla sospensione delle coltivazioni per limitare la produzione, aprendo nuove opportunità  per i raccolti multipli. La più comune combinazione negli Stati Uniti è il frumento invernale abbinato alla soia estiva. Poiché la soia fissa nel suolo l’azoto atmosferico rendendolo disponibile per l’assorbimento radicolare, si ha l’ulteriore vantaggio di una riduzione della quantità  di fertilizzanti impiegata per il frumento.21

Se gli Stati Uniti investissero di più nello sviluppo di varietà  a maturazione precoce e di tecniche di coltivazione per facilitare i raccolti multipli, si potrebbe registrare un’impennata nella produzione. Se gli agricoltori cinesi possono raddoppiare il raccolto di frumento e mais, gli agricoltori statunitensi, a latitudini e condizioni climatiche simili, potrebbero fare di più se la ricerca agronomica e le politiche agrarie fossero riorientate a tale scopo. L’Europa occidentale, con inverni miti e abbondanti raccolti di frumento invernale, potrebbe anche raddoppiare le rese impiegando un cereale estivo come il mais o coltivando semi oleosi. In Brasile e Argentina, dove durante le stagioni di coltivazione non si verificano gelate, si effettuano comunemente raccolti multipli di frumento o mais e soia.22

La coltivazione simultanea di cereali e leguminose arboree è un valido sistema per incrementare la produttività  dei suoli in Africa. In principio gli arbusti leguminosi crescono lentamente, permettendo ai cereali di maturare e arrivare al raccolto; quando le leguminose si sono sviluppate, le foglie che cadono forniscono al terreno azoto e materiale organico, ambedue estremamente necessari al suolo africano. I tronchi (che possono superare i due metri di altezza) vengono quindi tagliati e impiegati come combustibile. Questa semplice tecnologia, sviluppata dagli scienziati del Centre for Research in Agroforestry di Nairobi e adattata a livello locale, ha consentito agli agricoltori di raddoppiare i raccolti di cereali nel giro di pochi anni.23

Un altro fattore spesso trascurato è l’effetto della proprietà  dei terreni sulla produttività . In Cina nel marzo 2007 il National People’s Congress ha approvato una legge che protegge i diritti di proprietà . Gli agricoltori che avevano occupato le loro terre con concessioni della durata di 30 anni godono ora di una maggiore protezione contro le confische da parte degli amministratori locali i quali, per anni, hanno frazionato i terreni di circa 40 milioni di agricoltori, spesso per renderli edificabili. La certezza della titolarità  della proprietà  terriera incoraggia gli agricoltori a investire e a migliorare i propri terreni. Una ricerca del Rural Development Institute ha rilevato che gli agricoltori cinesi che usufruivano di diritti formalizzati sulle loro terre erano due volte più inclini a fare investimenti a lungo termine come l’acquisto di serre, frutteti o vasche per pesci.24

In sintesi, mentre la produzione di cereali è in caduta in alcune aree, sia per le dilaganti carestie idriche sia per l’aggravamento dell’erosione dei suoli, la stragrande maggioranza dei paesi ha ancora un sostanziale potenziale produttivo da realizzare. La sfida per ciascuna nazione è quella di elaborare politiche agricole ed economiche al fine di attuare il proprio specifico potenziale. Paesi come l’India alla fine degli anni Sessanta o il Malawi negli anni più recenti esemplificano in quali modi è possibile incrementare gli approvvigionamenti alimentari.

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