PIANO B 4.0 | 9.5 Strategie di riduzione della domanda


Nonostante i notevoli avanzamenti su scala locale, la perdita globale di slancio della produzione alimentare impone di pensare alla riduzione della domanda attraverso la stabilizzazione della crescita demografica, la semplificazione della catena alimentare e la riduzione dell’impiego dei cereali per la sintesi dei biocarburanti. L’obiettivo del Piano B è di arrestare la crescita della popolazione mondiale, che dovrebbe limitarsi a 8 miliardi entro il 2040. Ciò richiederà  uno sforzo educativo che coinvolga tutta la popolazione e aiuti a far comprendere quanto il rapporto fra noi e gli ecosistemi che ci supportano si stia rapidamente deteriorando. Significa anche che abbiamo bisogno di una terapia immediata e sostanziosa per poter rendere disponibili i servizi di salute riproduttiva e di controllo demografico a quei 201 milioni di donne che oggi vogliono pianificare le loro famiglie, ma che non hanno accesso ai mezzi per farlo.72

Mentre gli effetti della crescita demografica sulla domanda di cereali sono abbastanza chiari, lo sono molto meno gli effetti di una maggiore ricchezza. Una delle domande che spesso mi vengono rivolte è “quante persone la Terra è in grado di sostenere?”. Io rispondo con un’altra domanda: “Con quali consumi alimentari?”. Arrotondando le cifre, all’attuale livello pro capite di consumo statunitense di 800 chilogrammi di cereali per l’alimentazione e il mangime, considerando la disponibilità  di 2 miliardi di tonnellate annuali di raccolto cerealicolo mondiale, avremmo una quantità  sufficiente per nutrire 2,5 miliardi di persone. Se prendiamo come riferimento i consumi italiani di 400 chilogrammi a testa, si potrebbero nutrire 5 miliardi di persone. Il consumo medio degli indiani di 200 chilogrammi potrebbe bastare per 10 miliardi di persone.73

Dei quasi 800 chilogrammi di cereali consumati individualmente ogni anno negli Stati Uniti, circa 100 chilogrammi sono assunti sotto forma di pane, pasta e cereali per la colazione, mentre gran parte dei cereali viene assunta indirettamente sotto forma di prodotti di origine animale. In India, dove la popolazione consuma poco meno di 200 chilogrammi di cereali all’anno, quasi tutti i cereali vengono assunti direttamente per soddisfare le necessità  alimentari energetiche basilari. Solo una minima quantità  viene destinata alla conversione in prodotti di origine animale.74

Fra gli Stati Uniti, l’Italia e l’India, l’aspettativa di vita più alta è in Italia anche se le spese mediche per abitante negli Stati Uniti sono molto più alte. Le popolazioni che hanno apporti proteici molto bassi o molto alti non vivono a lungo quanto quelle che si collocano in una posizione intermedia. Coloro che seguono una dieta di tipo mediterraneo, che comprende quantità  moderate di carne, formaggio e pesce godono di una salute migliore e vivono più a lungo. Le popolazioni che assumono grandi quantità  di proteine, come gli americani o i canadesi, possono migliorare la loro salute riducendone la quantità . Per coloro che vivono nei paesi a basso reddito come l’India, dove un alimento a base amidacea come il riso, fornisce il 60% o più dell’apporto calorico totale, consumare cibi più ricchi di proteine può migliorare la salute e innalzare l’aspettativa di vita.75

Anche se raramente prendiamo in considerazione gli effetti delle varie scelte alimentari sul clima, essi sono a dir poco sostanziali. Gidon Eshel e Pamela A. Martin hanno studiato questo argomento, rilevando che esiste una relazione di equivalenza tra l’energia usata nella tipica dieta americana e quella impiegata per garantire la mobilità  individuale. Relativamente alle emissioni di gas serra, infatti, il rapporto tra le differente scelte in tema di mobilità  e le opzioni dietetiche è in entrambi i casi di 4 a 1. La Toyota Prius, per esempio, utilizza circa un quarto di carburante rispetto al SUV Chevrolet Suburban. Parimenti, una dieta basata su vegetali richiede circa un quarto dell’energia di una dieta ricca di carne rossa. Passare da una dieta basata sulla carne rossa a una incentrata sui vegetali taglia le emissioni dei gas serra tanto quanto il passaggio da un SUV a una Prius.76

Anche il passaggio dalle proteine animali ad alta intensità  di cereali a quelle a bassa intensità  riduce la pressione sulle risorse idriche e terrestri. Per esempio, passare dal bovino, che necessita di circa 7 chilogrammi di cereali concentrati al giorno per ciascun chilogrammo di peso vivo, al pollame o al pesce gatto, che necessitano di circa 2 chilogrammi di cereali al giorno per ogni chilogrammo di peso, contribuisce a tagliare drasticamente l’impiego di cereali.77

Quando si valuta quante proteine di origine animale consumare, è utile distinguere fra prodotti derivanti da animali allevati o con l’erba o con i cereali. Per esempio, gran parte dei bovini del mondo sono alimentati con l’erba. Anche negli Stati Uniti, ove abbondano i pascoli, più della metà  dell’incremento di peso dei bovini deriva dall’erba. L’area globale dei pascoli, che è più del doppio delle aree coltivate mondiali e che normalmente è in pendenza o troppo arida da arare, può contribuire alla produzione alimentare solo se viene utilizzata come pascolo per il bestiame per produrre carne, latte e formaggio.78

Oltre al ruolo dell’erba nella fornitura di proteine nobili per la nostra dieta, si ritiene che si possa aumentare l’efficienza dei suoli e quella idrica passando dalle proteine di origine animale alle proteine di origine vegetale di alta qualità , come la soia. è evidente, d’altra parte, che poiché i raccolti di mais del Midwest degli Stati Uniti sono il triplo o il quadruplo dei raccolti di soia, produrre mais e convertirlo in pollame o pesce gatto con un rapporto di due a uno rappresenta un uso delle risorse più efficiente che non far diventare tutti dipendenti dalla soia.79

Da quando esiste l’agricoltura, la crescita demografica ha sempre causato maggiori richieste di alimenti. Tuttavia, la conversione su larga scala dei cereali in proteine animali è iniziata solamente dopo la Seconda guerra mondiale, mentre la trasformazione di cereali in carburanti per auto ha avuto inizio solo qualche anno fa. Se vogliamo evitare il verificarsi di carestie, dovremo quasi certamente ridurre quest’ultima modalità  di utilizzo dei cereali. Va infatti ricordato che i 104 milioni di tonnellate di grano impiegate per la produzione di etanolo nel 2009 negli Stati Uniti rappresentano la razione alimentare necessaria a sfamare 340 milioni di persone con un livello di consumo di cereali medio.80

Il rapido passaggio a famiglie meno numerose, la semplificazione della catena alimentare, che può avvenire consumando meno proteine di origine animale o indirizzandosi verso proteine di animali più efficienti nella trasformazione di cereali, l’eliminazione degli incentivi per la conversione del cibo in carburante: tutte queste azioni potranno assicurare cibo a sufficienza a ognuno di noi. Ridurranno anche i motivi che spingono a sovrasfruttare le falde idriche e ad abbattere le foreste pluviali tropicali, aiutandoci pertanto a raggiungere gli obiettivi del Piano B.

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