Scenari globali | Capitolo 7 – Il futuro non materiale al 2052

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Mi ci è voluto molto tempo per affinare a punto le proiezioni che avete appena letto sul futuro materiale al 2052. Ho iniziato molte volte e ho seguito filoni di ragionamento multipli. La maggior parte si sono arenati in contraddizioni inaccettabili o sono arrivati a improbabili spartiacque tra la storia recente e i comportamenti tradizionali della razza umana.

Con mia grande sorpresa, il risultato finale è piuttosto diverso da quello che mi immaginavo all’inizio. Mi aspettavo scenari cupi, addirittura catastrofici, con una qualche forma di collasso ambientale in arrivo entro la metà del XXI secolo. Sarebbe stato un esito in linea con le ansie che mi accompagnano da una vita.

E invece ho trovato un futuro molto differente: alcune regioni raggiungeranno risultati piuttosto buoni, altre collasseranno miserabilmente e cadranno nell’anarchia, tutte saranno comunque impegnate a contrastare manifestazioni meteorologiche sempre più imprevedibili, e tutte saranno in grande allarme perché per la seconda parte del XXI secolo si prevede un clima ancora più violento. Ho scoperto anche un futuro dominato dall’urbanizzazione: le persone in cerca di opportunità, sicurezza e solidità tenderanno a raccogliersi in enormi città.

Ho trovato un mondo con un reddito pro capite più basso di quanto mi sarei aspettato, e con uno stile di vita che non apprezzo, ma che credo piacerà a molti. La cultura sarà prevalentemente urbana e artificiale, ben distante dall’imprevedibilità di un mondo naturale in via di sparizione, e ricca di intrattenimenti virtuali. Non ho trovato scarsità di risorse su larga scala, perché il mondo del futuro avrà meno bisogno di materiali. Infine, sono giunto alla conclusione che, sebbene le cose andranno relativamente bene fino al 2052, dopo quella data il mondo sarà ben indirizzato lungo un percorso che mi spaventa veramente, quello che porta a cambiamenti climatici in grado di autoamplificarsi. Quel che è certo è che il mondo non è ben collocato sul cammino della sostenibilità.

Non so come giudicare questo futuro. Certo, probabilmente non si verificherà un cataclisma globale, ma il mondo sarà molto peggiore di quello immaginato da chi si aspetta una crescita continua del PIL e del reddito disponibile. Sarà un mondo piacevole per un anziano norvegese che come me vive nel Nuovo Nord, una regione che prospererà nel corso dei prossimi due o tre decenni. Ma sarà sorprendentemente difficile per tutti i miei amici che vivono negli Stati Uniti, che dovranno sopportare una graduale e perdurante stagnazione dopo il periodo di prosperità del loro impero nel XX secolo. E sarà ancora peggiore per i due miliardi di abitanti del pianeta che rimarranno in povertà.

Non è possibile formarsi un’opinione esaustiva sul futuro globale al 2052. Credo che la cosa migliore sia che io continui a ragionare su cosa ci attende per permettervi di formarvi un giudizio complessivo. Pertanto, rivolgerò la mia analisi sugli aspetti meno materiali del futuro, quelle cose che non possono essere incasellate sotto forma di numeri in un tabulato.

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Traduzione Dario Tamburrano

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