Scenari globali | 7.1 Il calo del PIL e alleggerimento della pressione sui limiti globali


Sebbene in realtà mi aspettassi di trovare un rapido picco della popolazione mondiale, avendo seguito il problema demografico per gli scorsi quarant’anni con interesse e una mentalità aperta, sono stato sinceramente sorpreso nello scoprire che l’economia globale crescerà molto meno di quanto avessi pensato. Secondo la mia previsione, il Pil mondiale si limiterà a raddoppiare rispetto a quello attuale. Mi sarei aspettato una forte crescita nel corso dei prossimi quarant’anni, con il passaggio di miliardi di persone da uno stato di povertà a uno stile di vita da classe media, mentre nel frattempo i ricchi diventano sempre più ricchi. E come tutti coloro che si interessano di ambiente, temevo che ciò avrebbe spinto l’umanità ben oltre la capacità di supporto del pianeta, scatenando un collasso degli ecosistemi. Se il Pil mondiale avesse continuato a crescere del 3% annuo per altri 40 anni, si sarebbero aggiunte, oltre a quella esistente, altre due nuove economie mondiali. Un fenomeno che non era, e non è tuttora, sostenibile.

Come abbiamo visto nei capitoli precedenti, la produzione globale al 2052 sarà molto vicina al suo picco massimo, e in procinto di declinare nella seconda metà del XXI secolo, a causa della diminuzione della forza lavoro e del graduale rallentamento della crescita della produttività, conseguente all’invecchiamento delle economie. Uno degli effetti sarà la stagnazione, se non un vero e proprio declino, del reddito pro capite medio. Calerà l’uso di energia, le emissioni di gas climalteranti rimarranno alte ma scenderanno anch’esse, mentre l’impronta ecologica non collegata all’uso di risorse energetiche sarà relativamente stabile. Nel complesso, l’impronta ecologica umana sul pianeta sarà molto più bassa di quanto mi sarei aspettato, principalmente perché saranno molti di più quelli che rimarranno poveri. Nonostante ciò, la situazione sarà comunque insostenibile, e la biodiversità globale subirà danni seri.

Una delle principali conseguenze della previsione al 2052 di una crescita dimezzata del Pil mondiale è che l’economia globale non cozzerà in maniera eclatante contro i limiti del pianeta, come sarebbe invece accaduto se tale rallentamento non si fosse verificato. La velocità al momento dell’impatto sarà tanto più bassa tanto minore sarà l’impronta ecologica. Per esempio, il consumo mondiale di energia al 2052 sarà in declino e pari al 50% in più di quello odierno, in linea con i parziali e deboli sforzi globali per l’incremento dell’efficienza energetica condotti nei decenni precedenti. Le emissioni climalteranti saranno molto più basse di quanto previsto, ma questo non vuol dire che affronteremo una passeggiata: le temperature medie saranno non solo di 2 °C superiori rispetto ai valori preindustriali, ma ancora in crescita. La biodiversità verrà seriamente danneggiata, e alcune aree andranno incontro alla desertificazione o saranno inondate. La situazione sarà comunque migliore di quella che si sarebbe verificata se il pianeta avesse dovuto sopportare il carico di tre economie globali.

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Traduzione Dario Tamburrano

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