Scenari globali | 7.8 L’onnipresenza di internet

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La visione 7.1 (La vita nelle megalopoli e l’esternalizzazione del pensiero) mette in risalto un altro elemento fondamentale da qui al 2052: l’onnipresenza di Internet. Ognuno avrà accesso alla conoscenza umana muovendo un dito (o forse semplicemente con il pensiero, mandando un segnale a qualche tipo di apparecchio). Idealmente, ciò dovrebbe incrementare la produttività lorda: la risposta giusta sarà sempre a portata di mano. Ma questo è vero solo quando il collo della bottiglia è costituito dalla mancanza di conoscenza, per esempio quando si desidera sapere che tipo di sementi usare quando il clima cambia così rapidamente che non si ha il tempo di accumulare esperienze con una sperimentazione verificata di anno in anno.

Ma il collo di bottiglia, nelle imprese umane, e specialmente nelle società democratiche, non è la mancanza di conoscenza, ma la capacità di mettersi d’accordo. Non è scontato che l’accesso a una quantità sempre maggiore di informazioni renda più facile l’intesa. Ciò potrebbe galvanizzare in maniera equivalente le fazioni opposte. E l’esperienza sembra indicare che le persone non sono particolarmente influenzate dalle informazioni che non gradiscono: in molti continuano a fumare dopo che è stato dimostrato che fa male alla salute. Altri, come il sottoscritto, continuano a mangiare carne biologica anche se non è stato provato che sia migliore di quella proveniente dagli allevamenti intensivi.

La formazione del consenso diverrà più difficile: nel passato, a dettare l’agenda, c’era un solo giornale nazionale, o nel migliore dei casi giusto qualcuno in più; oggi c’è una selva di blog. Inizialmente c’erano una manciata di televisioni nazionali (a volte una sola); oggi ce ne sono centinaia, di tipo locale e spesso specializzate su un unico tema. In precedenza c’erano poche enciclopedie; oggi Wikipedia è in perenne evoluzione, così come molti altri simili servizi. Separare le nozioni essenziali dal rumore di fondo sta diventando sempre più difficile. La formazione di una visione accettata dalla maggioranza si è trasformata in un’impresa che richiede tempi impraticabili.

E ciò a dispetto del fatto che il web renda molto più facile raggruppare coloro che hanno delle finalità comuni. Perciò è facile prevedere che la società del futuro sarà composta di una selva inestricabile di gruppi con interessi particolari. Ci saranno gruppi per e contro qualsiasi cosa. Se i leader proveranno a portarsi in avanti verranno ostacolati, e se cercheranno di tornare indietro verranno comunque contrastati. Ci saranno gruppi di pressione bene organizzati che spingeranno a destra, e gruppi ugualmente forti e rappresentativi che spingeranno a sinistra. E se un governo logorato si immobilizzerà, esisteranno gruppi che lo incalzeranno perché agisca. L’effetto sulla produttività è ovvio: il ritmo dei progressi subirà un rallentamento perché ci vorrà più tempo per raggiungere un accordo. E più “denso” sarà il mondo, più forti saranno questi effetti. In un pianeta densamente popolato ogni azione va a toccare l’interesse differente di qualcuno, o perlomeno come minimo la visione che ha dal suo punto di vista particolare.

Per questi motivi non credo che l’onnipresenza della rete potrà accelerare la crescita della produttività. L’attrito della sindrome NIMBY sarà più forte dell’accelerazione fornita dalle maggiori conoscenze.

Mi aspetto un altro effetto della cultura del “sempre sul web”: una partecipazione pubblica più estesa e immediata. L’opinione pubblica sarà monitorata ogni momento (tramite continui sondaggi) e dovrà essere presa in considerazione nella formazione delle decisioni politiche. Ciò significa che il pensiero a breve termine, caratteristico della maggioranza della popolazione, dominerà in maniera ancora più marcata rispetto a oggi. La società del futuro sceglierà sempre di più le soluzioni più economiche nell’immediato. Questo semplificherà la vita a chi si occupa di proiezioni, ma sarà peggio per coloro che devono sopportare le conseguenze a lungo termine di una politica con vedute ristrette.

Per concludere, l’onnipresenza di Internet sfocerà in una meravigliosa quanto orribile trasparenza. Diventerà sempre più difficile fare qualcosa di nascosto e le tracce digitali delle proprie azioni dureranno più a lungo delle orme fisiche lasciate su una strada. Non so quali saranno le implicazioni per la criminalità, ma è meno probabile che i colletti bianchi riescano a farla franca quando commettono un reato. È interessante che qualcuno stia già discutendo se vietare o meno il denaro contante e far transitare tutti i pagamenti attraverso le carte di credito, in modo che ci sia sempre una traccia elettronica a semplificare il lavoro della polizia. Ho dei dubbi che la privacy, intesa nel senso tradizionale del termine, potrà ancora esistere in un mondo sempre più affollato e trasparente, dove Internet è onnipresente.

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Traduzione Dario Tamburrano

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